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Dimissioni all’INGV: ‘spreca e sfrutta’

E’ un fiume di dimissioni quello che sta travolgendo l’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che già da giorni è sotto la lente di ingrandimento non solo per i tagli alla ricerca e ai monitoraggi del territorio, ma per denunce, sprechi, interrogazioni e procedimenti disciplinari.

In un giorno a dimettersi – come riporta Thomas Mackinson su Il Fatto Quotidiano – sono stati : il direttore del Centro nazionale Terremoti, via il responsabile tecnico della Rete Sismica Nazionale Centralizzata, seguite poi  da quelle di due responsabili di funzione all’Osservatorio Etneo di Catania.

Le dimissioni più pesanti sono quelle di Salvatore Mazza, direttore del Centro nazionale Terremoti.

Si legge, nell’articolo del Fatto Quotidiano che

Seppur motivata da problemi personali traspare il malcontento nel congedo ai colleghi che ringrazia perché “riescono a sopperire a molte delle insufficienze dell’INGV, ma purtroppo queste caratteristiche di resilienza mi pare che siano state sfruttate un po’ troppo in questi ultimi anni e in questa crisi in particolare”. Una frase che da dentro l’Ingv codificano come una resa di fronte a una “strutturale carenza di risorse devolute ad altri settori e non su monitoraggi delicatissimi per il Paese, a partire dal taglio totale di reti geochimiche multi-parametriche sulle faglie attive per studiare i terremoti in arrivo, bistrattate dalla Commissione Grandi Rischi”, oggetto di un’interrogazione parlamentare della senatrice M5S Enza Blundo.

Nelle stesse ore si dimette anche Alberto Delladio, l’uomo che da 10 anni ha in mano tutta la Rete Sismica Nazionale Centralizzata (RSNC), con più di 400 stazioni di monitoraggio, un centinaio solo nell’area delle ultime scosse sismiche.

Anche lui lascia però con una lettera, protocollata l’11 febbraio, in cui indica le carenze sull’operatività tecnica messe in luce dalla gestione della lunga sequenza sismica iniziata ad agosto 2016. “In questi sei mesi – spiega Delladio – siamo stati tutti quanti fortemente provati. In un ente con varie centinaia di persone la parte che si occupa del monitoraggio e della manutenzione delle stazioni sismiche conta una trentina di tecnici al massimo (ndr, sulla carta ma quanti sono realmente a partire per le stazioni?). Bisogna rafforzare questo settore soprattutto in vista di sequenze lunghe come quelle che viviamo da tempo”. Ma le assunzioni sono su altro, i concorsi si fanno per stabilizzare i precari. “Propongo almeno di coinvolgere in queste attività colleghi che l’Ingv attualmente impiega in altre, minimo una decina. Perché se andiamo avanti così è evidente che entriamo in sofferenza”. Tra gli esperti di settore alcuni puntano il dito contro Daniela Pantosti, da luglio direttore della struttura terremoti “che essendo geologa e non sismologa ha il pallino delle faglie più che dello studio delle reti e dei precursori”.

Quello che traspare è chiaro: i soldi ci sono ma vengono investiti non nelle giuste risorse, da quelle informatiche che servirebbero a monitorare in maniera più corretta e costante i dati relativi ai terremoti, a quelle legate al personale.

Mackinson ricorda poi gli ultimi ‘scandali’ riguardanti l’INGV che sono finiti sulle cronache

Non che all’Ingv manchino, come dimostrano recenti casi di spreco finiti sulle cronache: il milione di euro pagato per la sede di Pisa perché nella stanza dei bottoni si erano dimenticati di onorare il contratto d’affitto con il Comune (con ulteriore spesa di 200mila euro in avvocati per venirne a capo) o le eccessive indennità riconosciute al direttore generale e il doppio stipendio al presidente Gresta, per citarne alcuni. Insomma, l’Ingv sembra un pentolone in ebollizione, non a caso chi fiata all’esterno viene punito: emblematica la vicenda della dirigente Fedora Quattrocchi sottoposta a procedimento disciplinare per aver osato esprimere dubbi sulle operazioni di messa in sicurezza delle chiese di Norcia

(e.f.)