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Centri di ricerca: 14 mesi senza stipendio

Quella dei centri di ricerca regionali Crab, Crivea e Cotir pare una storia senza fine: non prendono lo stipendio da più di un anno i lavoratori dei tre centri regionali e tutto questo nonostante l’impegno più volte assunto e promesso, in consiglio regionale, di liquidare gli arretrati.

Lo scorso luglio era stato stanziato dalla Regione un milione di euro proprio a tal fine: ma gli arretrati ammontano al momento a 14 mensilità e i lavoratori hanno indetto oggi lo stato di agitazione.

In mezzo, c’è il processo di riordino dei tre centri, con la costituzione di un soggetto unico che sia, nelle intenzioni della Regione, competitivo a livello internazionale: i tre centri andranno liquidati ma i posti di lavoro salvaguardati e al tempo stesso anche l’attività di ricerca.

L’Assemblea, unitamente ai sindacati, ha deciso di

ribadire al Presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, all’Assessore, Dino Pepe, e ai Dirigenti, di assumersi la responsabilità di atti che incidono sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici, che sono senza stipendio da mesi. Gli impegni assunti devono essere rispettati!
I lavoratori e le organizzazione sindacati hanno deciso di intraprendere, lunedì prossimo, le opportune iniziative di lotta e la proclamazione dello stato di agitazione, nel caso in cui, nelle prossime ore, non ci sarà un riscontro sull’erogazione del Fondo 2016 stanziato in favore dei Centri di Ricerca, se non saranno adottati atti concreti per l’uscita dalla procedura di liquidazione, e continuerà il permanere di inadempimenti sull’accordo.

L’ Accordo sottoscritto con il Collegio dei liquidatori, firmato lo scorso gennaio, intende infatti salvaguardare i posti di lavoro e la preziosa attività di ricerca e sviluppo svolta dai tre Centri: “ma la Regione deve dimostrare la volontà politica di investire sul nuovo ed unico Centro regionale come un punto di riferimento nel mondo della ricerca e dello sviluppo nel settore dell’agroindustria, agroalimentare e ambientale, attraverso atti concreti nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie.”

I cinquanta lavoratori restano quindi in attesa degli stipendi arretrati: un segnale che, se arrivasse nelle prossime ore, sarebbe un significativo passo avanti rispetto al blocco totale, nei fatti ma non nelle parole, che immobilizza i centri di ricerca.

(e.f.)

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