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Bussi, fu avvelenamento colposo

Avvelenamento colposo delle acque.

È quanto ha stabilito la Corte d’Assise d’Appello dell’ Aquila questo pomeriggio in merito alla mega discarica dei veleni della Montedison di Bussi sul Tirino (Pescara), ribaltando così la prima sentenza di due anni fa della Corte d’Assise di Chieti dove il reato non era stato riconosciuto.

Nella sentenza di oggi la Corte ha anche riconosciuto la sussistenza di alcune aggravanti in merito al reato del disastro colposo. In sostanza ci furono sia avvelenamento delle acque che disastro ambientale, ma i reati sono stati riqualificati in fatti di colpa. La sostanziale modifica della sentenza di primo grado ha prodotto, secondo quanto letto dal presidente della Corte d’Assise, Luigi Catelli, risarcimento danni e provvisionali a carico degli imputati quantificati in milioni di euro.

L’avvelenamento aggravato è stato dunque riconosciuto, ma il reato risulta prescritto. Questo aspetto della sentenza assume in ogni caso grande rilievo sul piano della ricostruzione storica della vicenda. In merito al disastro colposo, invece, il riconoscimento delle aggravanti annulla la prescrizione, consentendo la condanna di dieci imputati, con pene che vanno dai 2 ai 3 anni, ma che beneficiano del condono: a 3 anni ciascuno sono stati condannati Maurilio Aguggia, Carlo Cogliati, Leonardo Capogrosso, mentre sono stati condannati alla pena di 2 anni Nicola Sabatini, Domenico Alleva, Nazzareno Santini, Luigi Guarracino, Carlo Vassallo e Giancarlo Morelli. Si tratta nella maggior parte dei casi di ex manager della Montedison.

In Corte d’Assise, a Chieti, il 19 dicembre 2014, i 19 imputati furono assolti dall’accusa di aver avvelenato le falde acquifere, mentre il reato di disastro ambientale era stato derubricato in colposo e, quindi, prescritto. Dei 19 imputati uno, Vincenzo Santamato, che si occupava di sicurezza ambientale in Ausimont, è deceduto, come ha comunicato alla Corte il suo difensore l’avvocato Alecci del foro di Milano.

I danni

I giudici della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, nel riformare radicalmente la sentenza di primo grado sulla discarica dei veleni di Bussi sul Tirino (Pescara), in virtù dei reati riconosciuti hanno anche stabilito le provvisionali e le spese legali da riconoscere a parti civili. Si tratta di 3,7 milioni di euro così ripartiti: 2,705 mln di provvisionali e 592 mila euro che con gli oneri arriveranno a un milione di spese legali. La sentenza ha così stabilito il principio del risarcimento danno che viene per ora solo coperto parzialmente dalle previsionali, ma il conto successivo sarà fatto in sede civile.

Le reazioni

Soddisfatto il WWF, rappresentato nel procedimento dall’avvocato Tommaso Navarra

“Dopo due anni di lavoro e di assoluta fiducia nella giustizia oggi possiamo dire che anche i reati ambientali possono trovare un giusto accertamento di verità. Un ringraziamento particolare va ai nostri associati che negli anni hanno saputo credere in questo percorso giudiziario tanto tribolato quanto importante”.

Luciano Di Tizio, il delegato abruzzese che ha seguito il processo per il Wwf Italia aggiunge:

Oggi è stato compiuto un passo avanti importante nell’accertamento della verità ma l’obiettivo finale, come abbiamo sempre detto, resta la bonifica del territorio e l’applicazione del sacrosanto principio del chi ha inquinato paghi”.

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