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D’Alfonso indagato per corruzione

Il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, è indagato per corruzione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio.

La Presidenza della Regione con una nota fa chiarezza:  il nome del presidente D’Alfonso non compare nel procedimento sul cantiere di palazzo Centi, come riportato erroneamente. Le due richieste riguardano “una la città di Penne (iscritta nel registro delle notizie di reato in data 18/11/2015) e una per lavori – solamente preventivati – alle case popolari Ater di Pescara (iscritta nel registro delle notizie di reato in data 8/7/2016)”, si legge nella nota. “Contestualmente – prosegue – è stato recapitato un altro documento (‘Ordine di esibizione di atti e documenti’) con il quale è stato notificato alla Regione Abruzzo che è in corso un procedimento penale sul cantiere di Palazzo Centi a L’Aquila nei confronti di 7 persone, in ordine alle quali si è compiuta acquisizione documentale; tra queste non compare il nome di Luciano D’Alfonso” [fonte Ansa]

Già sindaco di Pescara e segretario regionale del Pd, nel 2008 D’Alfonso fu sottoposto agli arresti domiciliari – poi revocati dopo pochi giorni – per concussione nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione dei cimiteri, affidata a privati. Fu assolto nel 2013 con formula piena per non aver commesso il fatto. Candidatosi alla presidenza della Regione Abruzzo per il centrosinistra come vincitore delle primarie di coalizione, il 26 maggio 2014 venne eletto con il 46,3% dei voti contro il 29,26% dell’avversario del centrodestra Giovanni Chiodi.

Da parte sua D’Alfonso si dichiara “estraneo ai fatti”, come scrive sulla sua pagina Facebook:

“Questa mattina ho appreso che è in corso una verifica del mio operato da parte della procura dell’Aquila per tre distinte vicende – si legge sul profilo del governatore -. Ritengo che la mia posizione sia assolutamente estranea a qualsivoglia fattispecie di reato e auspico un espletamento rapidissimo di ogni indagine. Ho fiducia nell’operato della magistratura così come ne avevo in passato, quando è stata sempre accertata la liceità delle mie condotte amministrative”.