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Anas, Cialente e Pezzopane chiedono un passo indietro

Non spostare l’Anas Abruzzo nella macro area Abruzzo Molise Puglia, o almeno non farlo adesso, in un momento di estrema difficoltà del nostro territorio. Il Governo deve dare un segnale di attenzione verso la città, in questo delicatissimo momento di emergenza.

E’ questo il senso dell’Interrogazione scritta dalla senatrice Stefania Pezzopane alla quale si aggiunge, con tempistica simile, la lettera che il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ha inteso inviare al Governo nazionale, regionale e ai vertici dell’Anas.

La senatrice chiede una deroga all’accorpamento del compartimento Anas Abruzzo nella macro area Abruzzo Molise Puglia.

“Il trasferimento da L’Aquila a Bari della dirigenza della struttura tecnica e della struttura amministrativa sarebbe un grave colpo per l’Abruzzo- spiega la senatrice- Abbiamo di recente avuto prova, durante le emergenze sisma e maltempo, di quanto sia essenziale la presenza in Abruzzo di un coordinamento regionale dell’Anas. Nei giorni di intense nevicate per l’Anas è stato difficile dare risposte immediate alle criticità che hanno messo in ginocchio diversi comuni, con la paralisi di alcune arterie abruzzesi. Sarebbe opportuno che i presìdi di controllo e di pianificazione facessero capo ai territori di riferimento, sia per intervenire prontamente in caso di emergenza, sia per pianificare e riorganizzare la rete stradale. Programmazione che diventa fondamentale per non isolare ulteriormente i comuni più interni dell’Appennino.
Il Governo deve dare un segnale di attenzione verso la nostra terra, in questo delicatissimo momento di emergenza e concordo pienamente con il sindaco Massimo Cialente quando sottolinea che il capoluogo abruzzese dispone di una moderna sede dell’Anas, ricostruita all’Aquila dopo il sisma, con una spesa di 15 milioni di euro. Dovrebbe essere questa la sede regionale dell’ente”

La lettera del sindaco Cialente, partendo dalla questione legata al trasferimento del compartimento Anas Abruzzo, va più a fondo: in più parti il sindaco afferma infatti di avere la sensazione che questo angolo di Abruzzo sia stato dimenticato dal Governo che ora deve far capire quanto tenga realmente alle questioni riguardanti il nostro territorio.

“Il comprensorio aquilano e le aree delle altre province contigue – scrive Cialente – stanno vivendo uno dei momenti più drammatici della loro storia, addirittura più grave, per quanto riguarda il sentimento dell’aspettativa, dei mesi e degli anni successivi alla tragedia del 6 aprile 2009. Alla ripresa dell’attività sismica nel centro Italia, nell’agosto scorso, che ha colpito e disorientato profondamente la popolazione, già gravemente  traumatizzata, il famigerato comunicato della Commissione Grandi Rischi che, senza alcuna articolazione o spiegazione scientifica, ha lanciato un generico allarme per la previsione (ma allora i terremoti si possono prevedere?) di una scossa di magnitudo 6-7 gradi Richter e, a distanza di ventiquattr’ore, una seconda dichiarazione che avvertiva di un possibile rischio Vajont per il lago di Campotosto, hanno distrutto le aspettative, gettato scompiglio e seminato terrore, senza che nessuno, ripeto nessuno, desse alcuna risposta alle preoccupate domande dei cittadini e degli amministratori. Domande, tra l’altro, riguardanti anche elementari interrogativi. Se lo Stato, infatti, dal 2003 ha imposto agli enti locali e a tutte le istituzioni pubbliche di redigere una valutazione della vulnerabilità sismica, senza peraltro mai fissarne una standardizzazione, qual è il valore di vulnerabilità di una scuola, piuttosto che di un ospedale, rispetto al quale mantenerli aperti e funzionanti alla luce di questo comunicato della Commissione grandi rischi? Nessuno ha dato alcuna risposta, tutti si sono rifiutati, rigettando ai sindaci la responsabilità di “estemporanee” valutazioni.

Ritengo, assumendomene la responsabilità, che questo pezzo di Abruzzo, questo grande pezzo di Appennino del Centro Italia, sia abbandonato a se stesso, e che ci sia stata consegnata, come fossimo un vascello al largo di un porto, una bandiera gialla.

È un momento di profondo scoramento, di paura, di insicurezza, per mancanza di risposte certe, o, almeno, omogenee e chiare, che uno Stato civile ed organizzato, ed istituzionalmente solidale e corretto, dovrebbe assicurare. Ma, ancora una volta, reagiremo, sapremo reagire.

Tuttavia, a questo punto, riteniamo di dover chiedere al Governo se e fino a qual punto intenda realmente, e non a parole, starci a fianco. Alla luce di queste considerazioni, – prosegue Cialente – con le quali ho descritto, con toni pacati e quasi ottimistici, la reale situazione, rivolgo, a nome degli aquilani e degli abruzzesi, quella che ritengo essere una fondata richiesta. L’Anas sta attuando una sua riorganizzazione funzionale, nelle aree tecniche e amministrative, attraverso l’accorpamento dei dipartimenti di più regioni.  Non intendo assolutamente discutere la scelta compiuta dal ministro Del Rio e dall’Anas. Una scelta politica, funzionale, organizzativa che avrà le sue motivazioni. Motivazioni che ignoro ma che sicuramente saranno fondate. Il coordinamento della macroregione Abruzzo, Molise, Puglia avrà sede a Bari. Mi si dice che questa scelta sia stata dettata dalla maggiore estensione delle rete stradale e dei trasporti pugliese rispetto a quella abruzzese e molisana. La mia richiesta, politica, che richiederà, a mio avviso, esclusivamente una risposta politica, e non trincerata dietro a giustificazioni semplicemente organizzative, è che la sede del coordinamento venga localizzata all’Aquila. Questa richiesta nasce dalle seguenti considerazioni. Il Governo deve dare un segnale che crede nella ripartenza dell’Abruzzo e dell’Aquila, città che, grazie all’enorme investimento economico per la ricostruzione, è una oggi una delle più sicure del Paese rispetto al rischio sismico. In secondo luogo la sede dell’Anas, primo edificio pubblico ricostruito all’Aquila dopo il sisma, con una spesa di 15 milioni di euro, è oggi la sede più moderna, più funzionale, ma soprattutto più sicura, di tutto il Paese

L’Abruzzo, infine, è, da troppi anni, terra dimenticata, o meglio trascurata, dalle grandi infrastrutture. A tal proposito non posso non ricordare la vicenda vergognosa, e indegna di un Paese del G7, del black out elettrico di giorni e giorni che ha colpito l’Abruzzo nelle scorse settimane e lo stato delle strade. Un abbandono dell’Appennino, grande questione nazionale, che, nel ritardo dell’arrivo dei soccorsi ad Amatrice, si è drammaticamente palesato. La sede all’Aquila – conclude Cialente – sarebbe il segnale di un’inversione di tendenza, volta a promuovere politiche rinnovate per l’intero Appenino”.

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