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Sede comunale, il pomo della discordia

La nostra città, meglio ancora la casta politica cittadina, ha assunto tutte le caratteristiche di una vera e propria polveriera. Basta un’idea, una parola, a volte il solo pensiero, per accendere la miccia della diatriba, delle reazioni incontrollabili e incontrollate, della polemica più spicciola per scaldarsi i muscoli intorno ad un argomento che potrebbe svanire sul nascere. Basterebbe una ragionevole considerazione ed un piccolo esame introspettivo.

Quale è, questa volta, il pomo della discordia lanciato sul tavolo della Giunta comunale e rimbalzato immediatamente in seno all’assise consiliare? La realizzazione di una struttura sull’area dell’Autoparco, capace di contenere tutti i servizi amministrativi dell’Ente. Si è scatenata una guerra santa che non avremmo mai immaginato, poiché spesso ci domandavamo dove vivesse la guerra, che cos’era che la rendeva così vile. Ora ci rendiamo conto che sappiamo dove vive, cioè dentro di noi, nell’animo dei nostri amministratori, con esclusione dei cittadini che hanno ben altro a cui pensare. Proprio in questi giorni si stanno iniziando i lavori di ristrutturazione del Palazzo Margherita che ha comportato una spesa per l’erario di tutto riguardo.

In questi ultimi tempi, poi, non si è fatto altro che sbandierare al vento le carenti, se non pessime, condizioni economico finanziarie in cui versano le casse comunali. Si parla e sparla di aumentare a dismisura i tributi locali perché la gestione comunale corre verso il baratro del dissesto finanziario. Nell’ottica di questa nebulosa palude amministrativa, all’improvviso, spunta l’evanescente proposta della realizzazione di una voluminosa e consistente costruzione per accentrare i servizi istituzionali. Si assumono posizioni preordinate e drastiche. Non si arretra di un centimetro dai paletti già piantati. Piantati da chi? Guarda caso, da una Giunta che è già arrivata al capolinea.

È stato detto, affermato e riaffermato che la nuova sede si farà e basta. Chi lo avrebbe deciso? Una Giunta che non ha questo potere. La realizzazione di una nuova sede fa parte della programmazione dell’Ente e la programmazione, fino a prova contraria, è una materia di stretta competenza consiliare. A meno che L’Aquila non goda di una reggenza a statuto speciale. I fondi necessari, che non dovrebbero essere pochi lo dimostra il fatto che nessuno dei proponenti ha minimamente accennato, dove si andrebbero a reperire.

Attingendo, forse, dalle risorse per la ricostruzione, togliendo disponibilità alla stessa, privata e pubblica che sia? La risposta a questo quesito metterebbe a tacere le velleità dei proponenti, la saccenteria dei “saputi”, l’acredine dei polemici ad ogni costo. Ma, come? Il Comune ha sostenuto una lunga battaglia legale per accaparrarsi la proprietà di Palazzo Margherita per radicare la sede civica nell’unica piazza laica della città, facendo anche carte false e, oggi, con un ultimo e ingiustificato colpo di coda vorrebbe fare sfoggio di grandiosità con cospicue disponibilità economiche.

Se, effettivamente, ci fossero queste risorse, ai cittadini contribuenti piacerebbe sapere la provenienza dei fondi per l’investimento, perché hanno ancora dimenticato i recenti aumenti delle tassazioni comunali. Gli aquilani, però, non si pongono soltanto questa domanda. Essi assistono impotenti al degrado e alla spoliazione della città. Notano anche che nessuno degli amministratori locali alza la voce per cercare di mantenere i diritti dell’Aquila, non i privilegi.

L’ospedale, che non ha più nulla di regionale, si avvia ad essere declassato al ruolo di semplice poliambulatorio. Il centro operativo delle poste ha perduto ruolo e competenze per le quali era nato. La nostra corrispondenza passa quasi tutta per il centro postale pescarese. Il compartimento ANAS è stato declassato a semplice ufficio terminale della sede interregionale di Bari.

Cosa è rimasto in effetti a questa gloriosa città? Il titolo virtuale di Capoluogo di Regione che va sempre più scemando e perdendo valore giuridico e politico, non per la forza e la prepotenza degli altri, ma, solo ed elusivamente, per il carente impegno degli amministratori locali. Se non si porrà fine decisamente a queste continue spoliazioni non si potrà trovare una giustificazione plausibile per la realizzazione di un costosissimo manufatto atto ad ospitare la nuova sede comunale. Il pericolo e il processo migratorio delle leve del comando regionale verso il mare appare quanto mai reale e continuo. Se si dovesse porre fine a questo andazzo con la massima urgenza che il caso richiede, fra qualche anno il Comune si troverebbe nell’imbarazzo della scelta per il fabbricato da adibire a sede comunale.

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