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Primo round tra Lilli Mandara e Luciano D’Alfonso questa mattina nelle aule del Palazzo di Giustizia di Pescara.

Il giudice civile Bortone è chiamato dal Presidente della Regione Luciano D’Alfonso a decidere se i contenuti di ben 30 articoli, a firma di Lilli Mandara, apparsi sul suo Blog Maperò, siano lesivi dell’immagine del governatore.
La giornalista viene citata in sede civile per un risarcimento di 150mila euro.

Molti i colleghi che si sono stretti attorno alla giornalista pescarese, presidente dell’Ordine in testa.

lilli mandara

Era presente una delegazione della Fnsi, guidata da Ezio Cerasi, membro della giunta esecutiva, e da Paolo Durante, segretario del Sindacato Giornalisti Abruzzesi. 
«Quella promossa dal presidente D’Alfonso è un’azione chiaramente intimidatoria», spiegano in una nota Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente del sindacato dei giornalisti.
«L’unica colpa della collega – proseguono – è quella di aver raccontato sul proprio blog di alcune inchieste in cui è coinvolta la Regione. La richiesta di 150mila euro che i legali di D’Alfonso hanno notificato alla collega Mandara, preannunciando addirittura altre azioni di eguale tenore, rappresenta un tentativo di mettere a tacere una giornalista che, con il suo coraggio e senza un editore alle spalle, si sforza di informare i cittadini. Questa vicenda conferma l’urgenza di un provvedimento legislativo che introduca nel nostro ordinamento specifiche sanzioni per quanti minacciano il diritto di cronaca con azioni temerarie».

‘Esercizi di arroganza’ il commento di Maurizio Acerbo, esponente di Rifondazione comunista, unitosi alla compagnia tra le grigie aule del tribunale.

‘Il diritto di critica non si traduce in ingiuria ed offesa’ spiega a Il Capoluogo l’avvocato Briolini difensore del governatore.

L’udienza è stata poi rinviata al 26 maggio. Così commenta, sul suo profilo Facebook, Lilli Mandara

Le cause civili vanno così’ e durano a lungo così a lungo che chi le intraprende come in questo caso, lo fa per incuterti timore, per costringerti a indossare il bavaglio, l’autobavaglio. Che è l’autocensura: i politici che ti trascinano nelle cause civili lo sanno benissimo e D’Alfonso per primo.
Io però vado avanti: finché mi sosterrete, Maperopolisti, non avrò paura e avrò il coraggio e la pazienza necessari per affrontare questa battaglia.
Grazie di cuore a tutti voi: a quelli che c’erano, a chi mi ha scritto telefonato inviato mail, ai colleghi venuti da lontano e da vicino. Ai tanti dipendenti della Regione che mi hanno scritto in privato perché pubblicamente non possono farlo (a loro un grazie speciale), agli amici di un tempo che si sono rifatti vivi, e grazie a chi si è svegliato stamattina presto per essere al mio fianco.
Ps: Dalfy non è venuto, eh.

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