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Cotugno: necessaria sede alternativa

Sabato 4 febbraio era  la data ultima indicata dal Presidente della Provincia De Crescentiis per le verifiche nella sede di via Leonardo da Vinci del Liceo Cotugno.
Verifiche che hanno comportato la chiusura dell’edificio e la sospensione delle lezioni per ulteriori tre giorni rispetto a quelli effettuati da tutte le altre scuole per lo sciame sismico.

“Sabato, non solo non è arrivata nessuna comunicazione sullo stato delle verifiche, ma è giunta una nuova richiesta di proroga della chiusura di altri tre giorni. Alla Dirigente scolastica è arrivata inoltre  la comunicazione e l’invito a una riunione fissata per lunedì 6 febbraio nella sede della Provincia tra i rappresentanti delle istituzioni coinvolte: la Provincia, il Comune, l’Ufficio scolastico provinciale, il Prefetto, la Protezione civile, con l’aggiunta di una rappresentanza dei Vigili del Fuoco. Obiettivo dell’incontro una prima disamina dei dati e della documentazione prodotta finora”- si legge nella nota.
Di fronte a questo nuovo rinvio, e considerando che una “prima disamina dei dati” non potrà portare a conclusioni immediate, la Dirigente e tutte le componenti rappresentative della scuola, hanno preso l’iniziativa di tornare a sollecitare gli organi competenti, chiedendo tempi certi sulla consegna di tutti i dati e del rientro in sede, nonché l‘individuazione di una sede temporanea alternativa. Richieste formulate già più volte nel corso delle ultime due settimane. 

Nella lettera a firma della Dirigente Scolastica Prof.ssa Fiorenza Papale indirizzata a tutte le istituzioni competenti si chiede che: nel minor tempo possibile vengano comunicati ufficialmente i risultati di tutte le prove eseguite nella sede di Via L. Da Vinci nel periodo compreso tra il 28 gennaio e il 3 febbraio; se e quando sarà possibile riprendere le attività didattiche nella sede di Via L. Da Vinci; di individuare immediatamente, in attesa di soluzioni definitive, una sede temporanea in cui collocare la scuola, in quanto ulteriori interruzioni dell’attività didattica, già sospesa da troppo tempo, sarebbero insostenibili.