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Obitorio, celle frigorifero inquietanti

di Roberta Galeotti

Celle frigorifero conservano da due anni feti e arti amputati. Burocrazia e contenziosi rallentano le operazioni di tumulazione.

Il Comune a novembre 2013 fissa le nuove tariffe per i servizi cimiteriali e bussa cassa alla Asl. A seguito del nuovo tariffario, il Comune impone all’azienda sanitaria il pagamento di 200 euro per l’inumazione di parti anatomiche e feti, derivanti dagli interventi chirurgici. Inizia, così, uno scambio di lettere e di pareri legali che a gennaio 2015 interrompe lo smaltimento delle parti anatomiche amputate ai malati e dei feti derivanti dagli aborti.

Da due anni questi reperti giacciono in due delle 12 celle frigorifere presenti in Obitorio, che sono esclusivamente dedicate al mantenimento di questo materiale, in attesa di un degno destino.

Le parti anatomiche sono catalogate e custodite a norma di legge, in attesa di una soluzione. Prima del gennaio 2015 l’iter era il seguente: la direzione sanitaria contattava il comune, il quale a sua volta affidava ad una azienda funebre il trasporto dei reperti e l’inumazione veniva eseguita gratuitamente dall’ufficio cimiteriale comunale. Il costo del trasporto a carico della Asl si aggirava intorno ai 366 euro ciascuno. Oggi a questa cifra si dovrebbero aggiungere i 200 euro richiesti dal Comune per l’inumazione.

A novembre 2013, infatti, il Comune di L’Aquila ha variato con la delibera 521/2013 le tariffe per i servizi cimiteriali, fissando a 500 euro l’inumazione di una salma e a 200 euro l’inumazione di una parte anatomica amputata, sia esso un arto, un dito o un feto.

Così «dopo una serie di lettere e dopo aver acquisito dei pareri legali – ci spiega la direttrice sanitaria dell’ospedale San Salvatore, Giovanna Micolucci, – stiamo valutando l’ipotesi della cremazione, il cui costo si aggirerebbe intorno ai 300 euro complessivi per reperto». Gli uffici competenti sono ora alle prese con i bandi e con gli iter burocratici, che ci auguriamo siano i più brevi possibile.