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Centro Italia, il turismo che muore

Da Campotosto a Santo Stefano di Sessanio, passando per Leonessa, Amatrice, Cascia, Norcia fino a Visso.
Sono questi parte dei comuni messi in ginocchio dalle calamità naturali: terremoti e maltempo.
Danni materiali e di conseguenza economici che sommati all’allarme da fine del mondo della Grandi Rischi hanno prodotto un danno di immagine a chi vive di turismo.

I DANNI ALL’ECONOMIALa produzione è ferma o ridotta al minimo nei posti più fortunati.
Cento milioni di euro persi nel solo settore agricolo, è crollata del cinquanta per cento la produzione di latte, le perdite non calcolabili causate dalla chiusura forzata degli esercizi commerciali.
“Danni da bomba atomica” – la definizione utilizzata dalle associazioni di categoria.
Anche gli alberghi sono danneggiati, così come i ristoranti e le zone industriali. Non solo materialmente. Quanti turisti visiteranno i nostri borghi e andranno nei nostri alberghi dopo le immagini dell’Hotel Roma e del Rigopiano?

Intanto arriva dalle associazioni di categoria la richiesta di sospendere tasse ed imposte per chi forza di causa maggiore deve tenere le saracinesche abbassate e chi apre la propria attività senza nessuna entrata economica. Questo è il caso dell’Aquila che fa fatica ad andare avanti senza aiuti e agevolazioni. Il terremoto del 18 gennaio e quelli dei mesi scorsi rappresentano un altro 2009 per i commercianti che resistono.

L’attenzione è rivolta al decreto calamità naturali che arriverà entro questa settimana, forse giovedì. I punti principali:  zona economica speciale per ridare ossigeno alle attività, Protezione Civile e sospensione delle tasse. Su questo pone l’accento l’assessore regionale Paolo Gatti:

La bozza di decreto per calamità naturali 2016/17 prende atto di dover ricostruire la Protezione Civile. Ipotizza una Zona Franca per 2 anni, anche se al momento non è chiara la delimitazione, e questa mi pare una cosa interessante. Stanzia pochissimo – 80 milioni – per risarcire le attività produttive danneggiate di quattro regioni. Non amplia la platea sulla sospensione tasse. Dispone validità anno scolastico, ma nulla su Musp. C’è tempo fino a giovedì per migliorarlo, fareste bene a farlo!

Intanto continua la conta del danni materiali. I borghi, orgoglio del Belpaese, rimasti volutamente fuori dal tempo, sono da ricostruire.

Leonessa è un esempio, luogo di vacanze dei romani, famosa per la rievocazione storica in ricordo di Margherita d’Austria. Al confine tra Lazio, Abruzzo e Umbria con le sue tre porte d’ingresso sulle tre regioni. Anche nel 1703 fu distrutta dal terremoto.

Oppure Norcia, famosa per il suo Castelluccio, teatro dell’infiorata che richiamava turisti da ogni dove.

Al centro di Norcia il cento per cento delle case e della attività commerciali è inagibile o semi-inagibile. Si calcola invece 4 case su 10 possono essere definite distrutte anche se non c’è un effetto tabula rasa modello Amatrice o Arquata. Campotosto ha danni enormi dopo l’ultimo terremoto e una vasta zona rossa che si estende su Poggio Cancelli, Mascioni e Ortolano.

alpini

Non dimentichiamo L’Aquila, che a otto anni dal terremoto del 2009, resta una città che vive solo di eventi.

Ecco, questo è quel che resta del Centro Italia.

 

 

 

 

 

 

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