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I nemici dell’Alto Aterno: burocrazia e lentezza

di Eleonora Falci

Bruno Anzuini aveva 52 anni e come tanti, a Montereale, aveva dato una mano nelle ultime emergenze, dalla neve al terremoto. Ma dopo le scosse di mercoledì 18, dormiva in roulotte, davanti a casa sua: un malore lo ha ucciso sabato.

“Abbiamo perso un amico” dice Massimiliano Giorgi, sindaco del comune dell’Alta Valle dell’Aterno, colpita duramente in questi ultimi mesi.

Ma non la neve, non la gestione dell’emergenza in sé: sono la burocrazia e il tempo che passa i peggiori nemici per chi, ancora, resta su questi territori.

Sono sempre di meno, purtroppo: perché allo spopolamento delle aree interne, che si accentua ogni anno di più, si è aggiunta adesso anche la necessità di ricostruire case e strutture sicure, presto e senza le lungaggini della burocrazia che rischiano di far morire il territorio.

“Siamo sicuri che non mancherà un euro, come ha detto il Ministro Delrio” sottolinea Giorgi. “Però noi abbiamo due nemici: il terremoto e il tempo. Gli euro devono arrivare subito, fuori dalla burocrazia. Non serve ricostruire fra 50 anni, quando ormai saranno andati via tutti. Chi se n’è andato deve avere modo di poter tornare da domani, perché significa che sarà stata data una risposta immediata alle nostre richieste da parte dello Stato e delle Istituzioni locali.”

Già, risposte immediate: come i MAP.
“Gli eventi sismici hanno accelerato lo spopolamento continuo: sono venuti meno i punti fermi come le scuole, la caserma dei Carabinieri. Se la comunità si sfalda, le persone non torneranno più. E’ una situazione difficile, con la terra che trema in continuazione: nessuno è tranquillo. Ecco perché bisogna creare condizioni che consentano alle persone di poter dormire tranquillamente, come nei MAP, per poi andare a lavorare o a scuola.

La burocrazia come nemico: anche Papa Francesco, nel corso del suo Angelus, ne ha parlato.

“Non manchi a questi nostri fratelli e sorelle il costante sostegno delle istituzioni e la comune solidarietà. E per favore che qualsiasi tipo di burocrazia non li faccia aspettare e ulteriormente soffrire”.

Bisogna fare presto. Dare risposte immediate o il territorio morirà e con esso storia, cultura e intere comunità.
Il Decreto Sisma di domani darà indicazioni importanti su quando, come e soprattutto quanto si vorrà fare.

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