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Scosse a Coppito, cosa sta succedendo?

Piccole scosse, ma non abbastanza da non disturbare il sonno degli aquilani. Un’altra notte in bianco soprattutto per chi vive nella zona ovest della città.

Dieci le scosse registrate dall’Ingv: poco prima della mezzanotte una di magnitudo 2.3 per terminare con quella di  stamattina poco prima delle 6 di magnitudo 2.3. L’ epicentro a 10 chilometri di profondità sotto la facoltà di Scienze dell’Università dell’Aquila e l’Ospedale San Salvatore.

Su questa situazione interviene il geologo Antonio Moretti

Le forme di onda delle varie scosse, vale a dire le tracce dei vari sismogrammi, sono praticamente identici tra loro. Questo vuol dire che la sorgente (gli ipocentri) è esattamente la stessa. Verosimilmente si tratta di una “asperità”, cioè un punto di maggiore resistenza su di una superficie più ampia sottoposta a sforzo, come se un chiodo tenesse ferma una tavola più grande. 
Sono elementi caratteristici dei foreshock (il termine premonitrici è scorretto, perché possono non prevedere proprio niente), e possono preludere sia ad una scossa maggiore (il chiodo si rompe) od esaurirsi nell’arco di qualche ora-giorno.
In piccolo, qualcosa di simile ai foreshock localizzati sotto Roio che avevano preceduto la scossa del 6 aprile.
In piccolo perché secondo me si tratta ancora di assestamenti progressivi degli sforzi indotti dagli eventi maggiori del 30 ottobre e del 18 gennaio.
La struttura del 6 aprile ha spinto su Amatrice, che a sua volta ha spinto su Visso e Norcia. Poi l’onda di stress si è invertita e Norcia ha spinto su Montereale e questo sta spingendo sull’aquilano, che per fortuna ha ben poco da dare a livello di energia elastica.
Questo a livello di sforzi in sottosuolo, non di faglie.
Per come la vedo io, è probabile che questi terremotini evolvano in una scossa più forte, ma non credo che potrà essere disastrosa. Forte quanto? Con grandissima probabilità al di sotto della soglia del danno.