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In memoria degli eroi di Campo Felice

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un volontario, che ha scritto alla redazione de Il Capoluogo per salutare gli ‘eroi di Campo Felice”, facendo però una riflessione più ampia sul ruolo dei soccorritori.

Il soccorritore… chi siamo ? Non siamo nessuno. Siamo persone normali che nella vita, o come lavoro o come volontari, portano aiuti con il cuore. Siamo quelle persone che arrivano dove gli altri non vanno. Siamo quelle persone che quando escono di casa guardano la moglie e i figli o qualsiasi parente e dicono: “tranquilli ci sentiamo tra un po’”… eppure qualcuno non torna. E la vedi, un’intera popolazione che si stringe elogiando il lavoro del soccorritore: però casomai, sino ad un attimo prima erano pronti a criticare. “Hanno sbagliato, sono arrivati in ritardo, è colpa loro”.

Noi siamo umani e penso che sbagliare, se capita, sia umano. L’unico che non sbaglia è colui che non fa. Dite che arriviamo in ritardo ? No, noi partiamo appena allertati. Non guardiamo le condizioni meteo: noi partiamo e arriviamo. Quello che voglio dire: prima di accusarci, prima di criticarci, pensate. Stavolta sono polemico: ma non mi piacciono le persone che vanno dove soffia il vento. Che ne sanno di cosa si prova? Che ne sanno della paura che si prova? Che ne sanno che viviamo con il pensiero di chi lasciamo a casa? Che ne sanno che, quando parti, al tuo amico dici: “mi raccomando, amico mio, se mi succede qualcosa pensaci tu” riferendosi a moglie e figli.

Cosa ne sapete? E’ facile parlare. 

Ciao grandi. Continuate a volare.

Fabiano Ettorre

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