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Sicurezza scuole, il Cotugno diventa caso nazionale

Diventa un caso nazionale la scarsa sicurezza del liceo Cotugno all’Aquila: si accendono i riflettori della stampa nazionale sulla protesta, compatta e permanente, di studenti, genitori e corpo docente.

Una battaglia che in poco meno di una settimana ha coinvolto attivamente centinaia di persone, non contando gli oltre 2000 membri del gruppo facebook Comitato Scuole Sicure l’Aquila.

Ieri la manifestazione aquilana di studenti e docenti, con striscioni, manifesti – che verranno disseminati per tutta la città in questi giorni – e i media locali.

Oggi il collegamento con Rai News 24, con l’inviato Alfredo di Giovampaolo a sottolineare come sia incredibile che si debba ancora parlare di mancata sicurezza delle strutture come le scuole proprio all’Aquila, dopo il 6 aprile 2009.

A parlare, di fronte alle telecamere, un genitore, il rappresentante degli studenti Andrea Amarii ed un docente della scuola.

“Quello che dobbiamo far vedere è che il corpo studentesco è unito ed è appoggiato dalle docenti e da tutto il personale della scuola” chiedevano i rappresentanti ieri, alla fine della lunga giornata di mobilitazione. E l’effetto è stato garantito dalla massiccia presenza di persone davanti all’istituto.

Il problema evidenziato nel verbale del 2013, di cui siamo venuti in possesso, è legato ai carichi verticali” dice la mamma di un alunno: ovvero, in sintesi, il peso non della struttura in sè, ma dei ragazzi che, spostandosi in caso di scossa, comprometterebbero la tenuta della struttura. “Non è soddisfacente: è proprio quanto scritto nel verbale”.

Le stesse Istituzioni ci danno messaggi contrastanti” ha sottolineato Andrea, studente e rappresentante del Cotugno. “Prima ci hanno detto che dovevamo andar via da qui, per la scarsa sicurezza dell’edificio. Ma al tempo stesso non fanno nulla per mandarci effettivamente via da qui. Non chiediamo la luna: chiediamo solo che il nostro diritto allo studio venga garantito in tutta sicurezza“.

Chiude la professoressa Marchetti: “Siamo a scuola, ma senza alunni. Noi siamo gli stessi docenti che nel 2009 si sono visti rassicurare a tutti i livelli sulla tenuta delle sedi in cui andavamo a fare lezione. E sappiamo tutti come è andata a finire.

Studenti, docenti e genitori non si tirano indietro e resistono nella protesta e nel far valere le loro ragioni, per diventare un esempio per l’Italia. 

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