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Riflessioni sugli ultimi, catastrofici, avvenimenti

di Fulgo Graziosi

Diverse volte abbiamo denunciato alla pubblica opinione la solerzia dei soloni del giorno dopo, con la speranza che le coscienze si svegliassero per le sollecitare le azioni dei responsabili delle Istituzioni locali. Guardiamo cosa è successo a Rigopiano. Una valanga di immani proporzioni si è abbattuta su un centro di accoglienza, radendolo al suolo, con lo stesso sistema con cui il rasoio recide i peli della barba. Non il giorno seguente, ma nella serata, i soliti strombazzatori, profondi conoscitori dell’ambiente, del suolo, della geologia, delle strutture murarie, hanno vomitato analisi, tesi, sentenze e condanne, senza avere il minimo riguardo per quelle anime che, purtroppo, non hanno avuto scampo. Naturalmente, i soloni si sgonfiano subito. Specialmente quando, in maniera professionalmente garbata, qualche illuminato docente universitario mette tutti in riga, dimostrando che nessuna struttura muraria avrebbe potuto contenere l’immane massa nevosa spinta dalla velocità che ha aumentato la forza d’urto. A questo punto qualche tuttologo è scomparso dalla scena. L’evento non è stato definito fine a se stesso da professionisti con il sale in zucca. Non è stato un semplice fenomeno di scivolamento di due strati di neve di differente pesantezza e consistenza. Con ogni probabilità, avvicinandoci alla realtà dei fatti, la slavina si è mossa a seguito di una frana originata dalle potenti scosse telluriche susseguitesi nel corso della mattinata. Nel turbinio del polverone alzato dalle voci di coloro che sanno tutto, non abbiamo avuto il piacere di ascoltare una sola riflessione su ciò che si sarebbe potuto fare nel tempo per evitare la catastrofe. La collocazione del rifugio è antica. Risale agli anni venti. Successivamente è stato anche ampliato, fino a trasformarlo in una elegante sede di accoglienza montana. Non ha mai subito danni. In tutto questo lasso di tempo, quasi un secolo, a nessuno dei soloni che si sono succeduti nel tempo è venuta in mente una proposta per mettere in sicurezza l’insediamento ricettivo. Ora tutti sanno tutto. Nel tempo nessuno ha saputo dire mai nulla. Se lo hanno taciuto, pur sapendolo, è gravissimo. Un altro aspetto riguarda la viabilità e la conseguente circolazione stradale. Le maggiori lagnanze si sono appuntate sulla mancanza delle turbine e dei mezzi spazzaneve. La circolazione stradale è saltata totalmente a causa di una particolare precipitazione nevosa che ha prodotto l’isolamento di alcune decine di piccoli Comuni, creando panico nelle varie comunità costituite in prevalenza da anziani. Se ne sono dette di cotte e di crude. Non ha funzionato il piano neve. Non esiste il piano neve. Non ci sono gli spazzaneve e le turbine. La Provincia è latitante. Benissimo. Appare quanto mai necessario, doveroso e obbligatorio effettuare un’analisi capillare di tutto ciò che è avvenuto ed è stato denunciato dai cittadini. Le Amministrazioni locali, siano esse Regione, Province e Comuni, possono redigere il più bello e razionale piano neve per il territorio di competenza. Ma resta solamente un mero esercizio di strategia cartacea se lo stesso non è consolidato dai mezzi necessari, dalle risorse umane per la conduzione e manutenzione degli stessi e, soprattutto, dalla adeguata disponibilità economico finanziaria. Le Province non sono più operative da un bel pezzo. Non hanno personale disponibile. Sono totalmente sprovviste delle risorse finanziarie. Allora, se al complesso degli ingranaggi tra di essi collegati per il sincronizzato funzionamento se ne toglie uno, che cosa avviene? Il meccanismo, inevitabilmente, si ferma. Questo è avvenuto sulle strade delle Province costiere che, nel corso degli anni, si sono preoccupate di ben altre problematiche. Gli innevamenti occupavano livelli meno importanti nella scala delle priorità. In questa circostanza ci ha fatto piacere ascoltare alcuni Sindaci che, nelle trasmissioni delle TV Nazionali, hanno chiaramente affermato “Ridateci le Province che funzionavano e abolite le Prefetture”. Questa è un’altra prova della insensata riforma, per non dire abolizione, delle Province. Inoltre, vorremmo sapere come dovrebbe far fronte alle esigenze degli utenti un Presidente della Provincia che, contemporaneamente, riveste anche la carica di Sindaco, con tutti i problemi che comporta l’amministrazione comunale. È stata aperta una falla nell’amministrazione pubblica che, se non si dovesse riparare con tutta l’urgenza che il caso richiede, potrebbe portare al collasso dell’intero apparato statale. A tutto ciò si aggiunga la nota, ancora più dolente, dell’isolamento dei centri abitati senza corrente elettrica e senza reti di comunicazione telefonica. Senza corrente si ferma tutto. Si arresta l’attività produttiva. Manca il carburante, perché le pompe sono alimentate da energia elettrica, dove esiste la presenza di un distributore. Eppure, questo gestore dell’energia ha raggiunto dimensioni colossali, anche sotto il profilo finanziario. Oltretutto, quando è chiamato ad indennizzare l’utenza per i disservizi, non ha preoccupazioni di bilancio. Gli indennizzi li pagano a priori gli stessi utenti. Infatti, una quota del costo dell’energia consumata viene accantonata per far fronte ad eventuali indennizzi da pagare. Dal momento che ne paga ben pochi, non sarebbe opportuno che la Regione provvedesse alla sottoscrizione di un accordo di programma con l’ENEL per l’installazione in ogni Comune, almeno in quelli montani, di un adeguato generatore di corrente, in maniera che i cittadini non rimangano esposti al freddo, al gelo e al buio? I fondi necessari ci sono tutti. Basta solamente manifestare la volontà politica per la soluzione dell’annoso problema della continuità della fornitura dell’energia elettrica. I Comuni, addirittura, potrebbero optare anche per un’altra soluzione, più conveniente, meno inquinante e più economica: l’installazione di alcune pale eoliche che, oltretutto, fornirebbero energia pulita. Per alcuni Comuni l’installazione delle pale eoliche costituisce un problema, non da punto di vista tecnico, ma per l’eccessivo protezionismo degli Enti Parco. Il Comune capoluogo di Regione, con gli altri Comuni capoluogo di Provincia e la Regione, dovrebbero promuovere le necessarie azioni presso il Ministero dell’Ambiente per la definizione della materia. Questa è la prevenzione che dovrebbe sollecitare le azioni dei responsabili delle Istituzioni di qualsiasi livello. Se mai ci muoviamo, mai otterremo qualcosa di positivo e razionale. Diversamente continueremo a piangere sul latte versato.

Fulgo Graziosi