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Carissima comunicazione comunale: esposto alla Corte dei Conti

di Pierluigi Palladini

Comunicazione istituzionale o sfacciata campagna elettorale personale a spese della comunità? A dirimere questo interrogativo, di sostanza e non solo di forma, sarà la Corte dei Conti alla quale si sono rivolti con un dettagliato esposto, i consiglieri comunali di Partecipazione Popolare, Alessandro Barbonetti, Alberto Lamorgese e  Vincenzo “Pissino” Gallese.
L’esposto riguarda le spese che il Comune di Avezzano è chiamato a sostenere per l’acquisto di pagine su un quotidiano cartaceo, per pubblicare dei “redazionali” nei quali si decantano, ovviamente a pagamento, le brillanti realizzazioni del DiPangrazioSindaco. Tutte cose note e più volte ripetute, enfatizzate e corredate con tanto di foto del sindaco-tuttofare. Per capirsi meglio, chi ha dai cinquanta in su, ricorderà la trasmissione radiofonica della Rai, “Alto Gradimento” di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni. In quella trasmissione c’era un giovanissimo Giorgio Bracardi che faceva un personaggio chiamato il Federale Romolo Catenacci, ex gerarca nostalgico del Ventennio, che raccontava le mirabolanti e fantasiose imprese del Duce e che finiva sempre i suoi racconti così: «Tutti acclamavano il Duce, la folla gridava “Duce di qua Duce di là! Duce di su, Duce di giù! Duce! Duce! Duce!”» il tutto tra un immaginario tripudio generale. Poi Arbore e Boncompagni lo riportavano alla realtà. Più o meno il tenore delle campagne pubblicitarie elaborate e realizzate per la pubblicazione sul giornale. Ma è pubblicità e la responsabilità è di chi lancia i messaggi non certo di chi li riceve dietro giusto pagamento.
Altra spesa è quella intervenuta recentemente con il foglio comunale “Il Filo Comune di Avezzano – Le Buone Notizie”, presunto giornale comunale dove si tessono le lodi dell’azione del DiPangrazioSindaco e dove, come riportato in apposito articolo, si comunica che le scuole di Avezzano sono belle, funzionali e soprattutto sicure, che esiste un Parco dei Letterati e che la Riserva del Salviano è un gioiello. Il tutto per la modica spesa, complessiva, di poco più di 30mila euro l’anno. E siccome a pensare male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca, a noi, ma evidentemente non solo a noi, è parsa sospetta che tutta questa voglia di comunicare all’esterno le proprie realizzazioni, dopo quattro anni di isolamento del palazzo Comunale rispetto ai cittadini, sia venuta al DiPangrazioSindaco proprio nell’ultimo anno di mandato e a pochi mesi dalle nuove elezioni. Un passaggio, questo, che non è sfuggito a Barbonetti e Gallese, consiglieri di Partecipazione Popolare, che hanno preso carta e penna ed hanno scritto ed inviato un dettagliato esposto alla Corte dei Conti.
I due esponenti dell’opposizione, ricordato tutto quanto sopra, fanno notare come i magistrati contabili abbiano specificato che per “spese pubblicitarie e promozionali” debbano intendersi le attività con le quali l’ente rende note alla comunità notizie riguardanti la comunicazione istituzionale o le informazioni funzionali alla promozione dei servizi pubblici e le modalità di fruizione degli stessi. La stessa Corte dei Conti ha anche evidenziato, in più sentenze, che non sempre l’ente locale può utilizzare le pubbliche risorse per inviare pubblicazioni ai cittadini. Pubblicazioni che non devono propagandare l’immagine dei vertici politici, poiché così sarebbero legittime spese di rappresentanza ma che costituiscono un danno all’Erario. Barbonetti e Gallese, quindi, ricordano quanto previsto dalla norma, ovvero che sono legittime le spese di rappresentanza che rispettino le condizioni di perseguimento dei fini istituzionali, rivolte a proiettare l’amministrazione all’esterno e connesse ad un’esigenza effettiva per l’ente di manifestarsi all’esterno.
Così conclude l’esposto dei due consiglieri: «Tutto ciò premesso, si chiede di verificare se sia legittima una costosa campagna di “pubblicità istituzionale”, con chiara finalità di propaganda e persuasione, e questo a pochi mesi dalle elezioni amministrative che vedono la ricandidatura del Sindaco in carica; se tale campagna elettorale di fatto costituisca o meno vizio di legittimità della spesa, nel senso che trattasi di spesa ingiustificata o inutile, poiché frutto di una scelta antieconomica e irrazionale e, pertanto, portatrice di danno erariale; se la pubblicazione degli inserti e del periodico comunale, rivolto alla comunità amministrata, e non mirante alla diffusione della conoscenza dei servizi erogati, sia “comunicazione istituzionale” ovvero spesa di rappresentanza. Avendo la pubblicazione del periodico mere finalità promozionali e di persuasione, e nessuno scopo informativo ampiamente esaurito con precedenti esaurienti comunicazioni, la spesa parrebbe dover essere ricondotta nell’ambito delle spese di rappresentanza (voce di costo essenzialmente finalizzata ad accrescere il ruolo, il decoro, il prestigio e la reputazione della singola pubblica amministrazione verso l’esterno); se la pubblicità rientra, come pare, nella spesa di rappresentanza, allora essa rientrerebbe nelle spese soggette alla riduzione di cui all’articolo 6 del Dl 78/2010 (che prevede un taglio lineare a regime di oltre l’80% rispetto alla spesa sostenuta nell’anno 2009 per le seguenti tipologie: relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza). In tal caso si configurerebbero ulteriori illeciti, attinenti la palese violazione della normativa sulla “spending review” oltre all’abuso ed omissione d’ufficio».
Insomma, si può giustificare una spesa di circa 30mila euro per avviare, a spese della comunità, la campagna di ricandidatura del sindaco uscente? Questa, in soldoni, la domanda che pongono i due esponenti di Pp. Una domanda, oggettivamente, che si pongono molti cittadini a partire dalle madri dei ragazzi che sono nelle scuole di Avezzano o di tutti coloro che almeno una volta, a piedi o in auto, sono finiti nelle buche presenti su strade e marciapiedi della città. Buche artistiche. Ovviamente.

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