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Guardiamo in faccia la realtà delle riforme

L’editoriale di Fulgo Graziosi

I primi nodi arrivano al pettine con i disservizi pubblici.

Basta una notizia di cronaca, una disgrazia, un evento calamitoso, per alimentare l’evanescente eloquio dei commentatori del giorno dopo.

I soloni si sbracciano e sgomitano per conquistare i primi posti della passerella, sostenuta e alimentata dalle reti televisive pubbliche e private, dalla stampa dipendente e indipendente. Vengono emesse sentenze  e condanne sempre a carico dei più deboli. Non esiste mai ammissione di responsabilità da parte dei relatori e coordinatori. Solamente un ex deputato ha avuto il coraggio di ammettere che, al cospetto degli eventi a cui è sottoposta l’Italia Centrale, l’unica cosa da fare è  restare in silenzio in rispetto delle genti travagliate dalle circostanze. Occorrerebbe invece andare alla ricerca delle responsabilità di quelle Istituzioni che non hanno posto in essere alcuna politica di prevenzione e sicurezza dei cittadini. Qualche Ente, come l’ENEL, per giustificare disservizi e precarietà, ha cercato di addossare le responsabilità alle Province, accusandole di non aver provveduto all’apertura delle strade e, quindi, di non aver consentito l’accesso dei tecnici alle aree danneggiate.

Gli organi di informazione hanno anche amplificato la notizia, additando i responsabili della mancata erogazione dell’energia elettrica. Verrebbe spontaneo domandarsi, ma questa gente dove vive? Nel paese dei balocchi? Non ha mai sentito che le Province sono state oggetto di una disastrosa riforma? Non ha mai ascoltato le proteste delle Province, alle quali erano state tolte tutte le sostanze economiche per farle morire asfissiate? Non ha mai letto le denunce delle Amministrazioni Provinciali che rendevano di dominio pubblico la carenza delle disponibilità finanziarie, necessarie per la manutenzione dei patrimoni di competenza, per l’acquisto del carburante e per la manutenzione dei mezzi impiegati per il mantenimento della viabilità estiva e invernale? Non dimentichiamo, poi, che il Governo ha voluto questa riforma prima ancora di modificare la Costituzione. Per cercare di correggere la tracotanza dell’intervento ha inserito tra i quesiti del referendum  l’abolizione delle Province, dopo che le aveva già massacrate, senza una precisa logica e strategia legale e amministrativa. Ai contribuenti ha fatto credere che avrebbe conseguito una economia di circa un miliardo e mezzo di Euro.

È stata, invece, una riforma senza effetti positivi, senza efficacia e senza alcuna economia, perché la fuga dei dipendenti provinciali presso le strutture regionali comporterà un ulteriore aggravio della spesa pubblica di oltre due miliardi di Euro per l’adeguamento del trattamento giuridico e economico.

Non basta. I servizi provinciali, infatti, sono stati quasi totalmente azzerati, perché le Province non sono nelle condizioni economiche, amministrative e legali di poterli assicurare. Questi sono gli effetti di quella cervellotica riforma imposta da quel Ministro che se ne va in giro con la bicicletta elettrica per dimostrare al popolo la sua struttura mentale orientata all’economia. Hanno ossessionato gli italiani di essere possessori della sovranità. Di quale sovranità? Per la seconda volta il popolo si è espresso contro il Governo senza ottenere alcun risultato positivo. La prima volta in merito all’abolizione del finanziamento dei partiti. Risultato negativo. Il finanziamento ha cambiato solo denominazione: rimborso spese elettorali. Spese che i partiti non hanno mai sostenuto, perché le hanno fatte sempre pagare agli adepti. La seconda volta hanno bocciato la riforma della Costituzione e l’abolizione delle Province. Risultato negativo anche adesso.

Le Province sono state ridotte a brandelli. Non esiste più la struttura portante dell’Amministrazione con i mezzi, ma senza personale e senza disponibilità finanziarie per farli funzionare. Tutti restano inerti aspettando che la frana politico sociale si arresti a fondo valle.

Gli organi di controllo, Corte Costituzionale e Corte dei Conti, sono stati ridotti al silenzio, perché se dovessero provare a muovere osservazioni, verrebbero immediatamente decapitate. Gli organi di informazione, invece, montano quotidianamente processi su processi, attribuendo responsabilità ed emettendo condanne solo a carico di chi non è in grado di difendersi, senza minimamente entrare nel merito delle corrette analisi per la ricerca delle vere responsabilità, nascoste da una carente e intricata legislazione. Sono troppe le leggi, le norme e le autentiche interpretazioni che girano per il Paese. Ne servirebbero veramente poche, fatte bene, univocamente interpretabili per una sana, corretta e razionale amministrazione della Nazione.

All’estensore della legge di riforma delle Province vorremmo chiedere se ha effettuato la minima simulazione degli effetti del provvedimento che ha fatto adottare dal Governo. Crediamo proprio di no. Altrimenti avrebbe capito che sarebbe stata fallimentare in considerazione degli eventi ai quali è sottoposta l’Italia Centrale.

 

In televisione qualcuno ha urlato ”dove sono le turbine”, sono sulla strada per tentare di rimuovere la neve, operando in condizioni proibitive in presenza della bufera. Questi signori dovrebbero salire, una volta almeno, su una di queste macchine operatrici.

Si accorgerebbero di stare a fianco di gente comune, ma esperta del settore, sottoposta a processi emotivi per la missione che sta compiendo, estremamente attenta al lavoro che sta svolgendo. Una banale svista potrebbe provocare danni irreparabili, precipitare in una scarpata, travolgere un mezzo sepolto dalla neve, investire un proprio simile che non ha avuto fortuna alla ricerca della salvezza. In presenza di bufera non si vede oltre il proprio naso, specialmente quando la neve investe il parabrezza in maniera ortogonale. Con la neve ammassata e compressa dalla slavina, inoltre, il lavoro della turbina viene ridotto del settanta per cento, quando tutto va bene. L’operatore deve prestare la massima attenzione per individuare la presenza di tronchi d’albero o di massi trasportati dalla valanga.

L’urto del tamburo rotante contro questi ostacoli potrebbe comportare la rottura dello stesso e la completa inefficacia del mezzo. Non esiste alcuna fresa con a bordo il tamburo di ricambio. Inoltre, un autocarro speciale a trazione integrale dovrebbe seguire la fresa per il trasporto di carburante e per trainare la stessa in caso di sprofondamento dentro la coltre nevosa. Sarebbe bene sapere che il tamburo della fresa può rimuovere uno strato di neve dell’altezza di circa un metro e venti centimetri. Se lo spessore della neve supera i due metri, sarà necessario salire in superficie, ammesso che la coltre abbia la portanza sufficiente per iniziare dall’alto la rimozione della neve a strati. In caso di neve eccessivamente ventata e accumulata a ridosso della scarpata di monte si potrebbero formare dei cunicoli a causa della vorticosità del vento. Una o due delle ruote della fresa potrebbero sprofondare in questi cunicoli e la macchina verrebbe resa inoperosa, a meno che non venga trainata sul piano stradale dal veicolo che la segue. Tutto questo personale le Province dove lo dovrebbero cercare, se la maggior parte è stato trasferito alle Regioni? Non vogliamo giudicare e criminalizzare nessuno, ma sarebbe opportuno, a questo punto, che il Governo facesse una attenta analisi introspettiva per correggere, o almeno arginare, i grossolani errori commessi, onde restituire al Paese il necessario equilibrio per vivere razionalmente e sopravvivere anche in circostanze particolari, come quelle che sta vivendo l’Italia Centrale.