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SIC e ZSC, Febbo tuona: nuovi vincoli per svendere l’Abruzzo

La Regione Abruzzo stravolge il concetto di misure minime e con una Delibera fuori dal mondo estende gli eventuali vincoli derivanti da possibili stringenti piani di gestione da destinare esclusivamente alle Zsc (zone speciali di conservazione) a tutti i Sic (Siti di interesse comunitario)”. E’ quanto dichiara il presidente della commissione di Vigilanza del Consiglio regionale, Mauro Febbo.

“Il governo D’Alfonso – sottolinea ancora Febbo – blocca, vincola e impoverisce l’economia e lo sviluppo delle aree interne e svantaggiate senza alcun motivo (apparente), misure destinate solo alle Zsc con piani di gestione, a tutti i siti di interesse comunitario che sono ben 54, con la scusa delle “misure minime”, così come predetto nella delibera n.877/2016. Si tratta di una vera e propria follia mai verificatasi in nessuna delle regioni italiane e mai richiesta da alcuno. Solo pochissimi Sic sono stati trasformati in Zsc che necessitano di “specifici” piani di gestione. Basta leggere il provvedimento della Giunta per comprendere come la Regione “facile e veloce” di D’Alfonso si trasformi nella regione del “non si tocca e sviluppa nulla” di Pepe e Di Matteo. Una vera e propria sciagura per il mondo agricolo (allevatori compresi), ma anche turismo, artigianato e commercio semplicemente perché “non si può fare più nulla”. In pratica con questo nefasto provvedimento si estende il Parco, senza Parco, semplicemente facendo dei Sic “appendici delle aree protette” dove è più semplice dire cosa si può rispetto a cosa non si può fare visto che non solo si pongono vincoli indebiti sui sic, ma tali vincoli si estendono alle aree protette andando addirittura oltre i singoli piani dei parchi.
In questo modo – spiega il Consigliere regionale di Forza Italia – si vuole impedire lo sviluppo di interi territori perché in sostanza risultano bloccati gli accessi, il turismo, lo sviluppo di infrastrutture, le attività connesse al mondo agricolo, la pesca, la caccia, le attività di uso civico, praticamente tutto. Gli amministratori locali, in primis il sindaco de L’Aquila, invece di insorgere, a meno che non abbiano proprio capito cosa è stato fatto (nonostante la mia prima denuncia seguita da quella del capogruppo Liris) restano in un silenzio assordante, gravissimo, visto che con la delibera 877 la potestà territoriale passa all’ente gestore del Sic. Bisogna considerare inoltre che sia il territorio chietino sia quello aquilano sono pieni di Sic, per cui da oggi l’Abruzzo diventa “la regione vincolo”.
Come presidente della Commissione di Vigilanza – annuncia Febbo – farò tutto il possibile per impedire questo “scempio” e lavorerò affinché venga restituita dignità agli amministratori locali regolarmente eletti e deputati a gestire il territorio. Ho già provveduto a convocare per la seduta della commissione in programma mercoledì prossimo il direttore del Dipartimento Turismo, Cultura e Paesaggio Giancarlo Zappacosta. Non escludo di interpellare gli organi giudiziari e di controllo amministrativo a proposito di una delibera che esula completamente dallo spirito con il quale andrebbero formulate quelle cosiddette “misure minime” che si chiamano così proprio perché non sono fortemente impattanti e in attesa, nei pochi casi in cui ciò veramente occorre, della trasformazione in Zsc.
Decidere invece, con le misure “minime” trasformate in “massime”, di bypassare la vergogna del tentativo di progetto di Legge n.144 più volte bloccato in commissione, finalizzato a sanare e giustificare i soldi spesi del Psr 2007-2013 per la redazione dei piani di gestione dei Sic non trasformati in Zsc, significa rientrare dalla finestra con un provvedimento di Giunta senza precedenti, che svende l’Abruzzo e i Comuni ad altri “interessi” del “nulla si tocca e nulla si fa” – conclude Febbo – che hanno portato ormai la nostra regione alla più totale immobilità e questo proprio mentre il presidente D’Alfonso continua a presentare e propagandare la immagine di una regione facile e veloce.
Entrando nel merito del provvedimento è bene sottolineare come venga coinvolto, tra Sic e aree protette, il 40% del territorio agrosilvopastorale della regione. Per quanto riguarda gli Ecosistemi Forestali, vengono disciplinate solamente misure caratterizzate da vincoli senza compensazioni economiche per i divieti imposti, e tutti i progetti di utilizzazione forestale dovranno essere sottoposti ad autorizzazione da parte dell’Ente gestore del SIC o ZPS, in netto contrasto con la L.R. 3/2014. E’ pacifico che una delibera di GR non può modificare un disposto normativo. Per gli Ecosistemi pascolivi è stato posto un limite di max 1 UBA/ha per il carico di bestiame: un vincolo senza alcun senso. Peraltro questa disposizione rischia di far saltare tutto il sistema dei premi della UE agli allevatori in quanto non conforme agli impegni assunti dalla regione con Agea e così la zootecnia è condannata alla scomparsa.
E’ ormai chiaro che la delibera 877 viene usata come arma del ricatto per far passare i piani di gestione bloccati in commissione, aggirando la normativa che stabilisce come le misure di conservazione debbano essere adottate sito per sito e non possono essere generalizzate. Prevedere l’autorizzazione o il nulla osta dell’ente gestore per impianti, opere o interventi anche nei siti Sic che ricadono fuori dalle aree protette o riserve regionali dopo che è stato chiesto il Vinca come può essere chiamato se non ricatto?
Le misure di conservazione possono essere adottate solo dopo che il Ministero ha designato le ZSC che implicano all’occorrenza appropriati piani di gestione. Sono quindi le misure di conservazione che stabiliscono se sono necessari o meno i piani di gestione. Il procedimento che ha adottato la Regione invece è tutto al contrario.
Per quanto riguarda le dichiarazioni di Chiuchiarelli e Celupica, rispettivamente responsabile dell’ufficio e dirigente del Servizio Governo del territorio, Beni Ambientali, Aree Protette e Paesaggio della Regione vorrei sottolineare come, con nota prot. 16218, il Ministero dell’Ambiente ha sollecitato le regioni ad evidenziare nei propri provvedimenti di approvazione delle misure di conservazione e/o piani di gestione, i succitati obiettivi specifici, ecc…Quindi si dice che può approvare entrambi. Allora perché non sono stati approvati i piani di gestione? Perché probabilmente la procedura era sbagliata e adesso stanno provando con le misure di conservazione. Sempre nella stessa nota il Ministero scrive “Infine per velocizzare il processo di designazione si sottolinea, ad integrazione di quanto già…che per i Sic all’interno delle aree protette di rilevo nazionale, per procedere alla designazione è sufficiente l’approvazione delle misure di conservazione/piani di gestione da parte dell’ente gestore dell’area protetta, con l’impegno ad integrarli nei propri strumenti di regolamentazione e pianificazione. La regione di fatto si potrà esprimere su dette misure/piani di gestione nella delibera di rilascio dell’intesa sul decreto di designazione. Da quanto riportato la Regione non poteva approvare le misure di conservazione nei siti Sic all’interno delle aree protette”.

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