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Ogni comunità ha i politici che si merita

di Piero Carducci (*)

Dopo dieci lunghi anni di Cialente, ed ognuno si sarà fatta un’opinione, a maggio 2017 si vota per il nuovo sindaco dell’Aquila. Mi chiedo se i marziani che affollano il dibattito politico, con poche luminose eccezioni, siano consapevoli di questo, ovvero del fatto che tra 12 settimane, settimana più o settimana meno, vanno presentate le liste dei candidati.

A fronte di questa scadenza, il dibattito che continua nonostante tutto sulle “primarie di sotto e di sopra” appare semplicemente comico. Anzi appare tragico, se confrontato alle sfide epocali che attendono L’Aquila.

Le primarie sarebbero state certamente una cosa buona, se fatte per tempo, ma ora quel tempo è passato e vengono agitate per altri fini, per fare melina o azzoppare “competitor” non graditi, ed è completamente smarrito quel clima giusto di cooperazione competitiva che delle primarie costituisce la premessa indispensabile, mentre si va rapidamente scivolando in un clima di scontro al fulmicotone. Mi chiedo come si possano fare buone liste, senza aver definito prima i programmi e le alleanze. E con quale autorevolezza si definiscono le alleanze senza il candidato sindaco, che dovrebbe essere l’esito di primarie delle quali non si conoscono, né a destra né a sinistra, neppure il perimetro, la formula e le regole?

Pensiamo piuttosto a come dare alla nostra città un sindaco degno e capace, per il difficile periodo della non ancora risolta ricostruzione fisica e della non affrontata riedificazione economica e morale della Città. Concordo con quelle voci, ahimé isolate, che stanno provando a spostare il dibattito dai girotondi dialettici dei professionisti della politica ai problemi reali, il che significa parlare di vision, programmi, progetti. Oggi non esiste un’idea condivisa di Città, un progetto complessivo che riguardi cosa deve essere L’Aquila nel futuro. La ricostruzione procede, lentamente, ma procede. Ma la ricostruzione non può essere soltanto un affare edilizio, dato che come ben sanno gli urbanisti la Città è un qualcosa di molto diverso dalla somma delle sue case. Quel che serve ora è disegnare la Città come assetto urbanistico, funzioni e specializzazioni.

Non voglio qui tornare sui grandi temi da affrontare, dalla ricostruzione inclusiva al ruolo della Città di servizio proiettata su un’area vasta, dal futuro dell’Università allo sviluppo del Gran Sasso, dai perduranti problemi infrastrutturali alle potenzialità inespresse…

Conosciamo i problemi, assai meno sappiamo su quale strada vogliamo prendere come comunità e sugli strumenti per affrontare le grandi questioni aperte. Strumenti che dovranno necessariamente superare le conseguenze negative della scissione del trinomio “ricostruzione materiale-crescita economica – sviluppo sociale”. È necessario invece adottare un approccio coerente alle strategie per una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile, definendo il ruolo funzionale dell’Aquila nel contesto regionale e non solo regionale. Nell’era digitale ogni sfida, che sia di carattere sociale, economico o ambientale, non va affrontata solo a livello di “città e suo contado”, ma anche in un più ampio contesto territoriale, né si può più definire la città solo secondo i suoi confini amministrativi. Altro grande tema è quello dell’innovazione, che va declinata nella nostra specifica realtà, e favorire un’economia reattiva, inclusiva e cooperante.

L’agenda sul futuro dell’Aquila è complessa, piena di difficoltà, ricca di grandi opportunità che, per camminare e diventare crescita sociale, hanno bisogno delle gambe e delle teste di tutti noi. Liberarsi dallo sterile dibattito attuale e guardare avanti e sviluppare idee sulle Città del futuro diventa sempre più importante, soprattutto per L’Aquila città in divenire.

C’è bisogno di una idea solida di città futura, di una visione, consapevoli che la sua realizzazione investe necessariamente il medio e lungo periodo. È solo una visione differente quella che potrà condurre la città fuori dalle sabbie mobili del minimalismo nelle quali da troppo tempo si trova. Iniquum petendum ut aequum feras, ovvero per ottenere il giusto occorre mirare ben oltre il giusto. Le migliori energie, ed all’Aquila le energie non mancano, devono avviare subito un dibattito pubblico sulla “Città che vogliamo”, la Città del futuro. Un dibattito che sarà un utilissimo punto di riferimento per il futuro sindaco – che necessariamente dovrà essere un visionario pragmatico  – e per tutti i responsabili coinvolti ai vari livelli e con diversi ruoli nel complesso mosaico dello sviluppo.

Ma facciamolo subito, altrimenti sarà vero, ancora una volta, ciò che diceva Alexis de Tocqueville: ogni comunità ha i politici che si merita !

(*) Economista

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