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Tempio crematorio, San Demetrio in rivolta

Non va giù ai cittadini di San Demetrio la prospettiva di avere in paese un tempio crematorio, progetto fortemente caldeggiato dal sindaco Cappelli e che verrebbe costruito in project financing.

Alla raccolta firme che è stata avviata già nei mesi corsi, si aggiunge, il prossimo 14 gennaio, un incontro pubblico di informazione e sensibilizzazione sul tema, promosso da Comitato San Demetrio per l’Ambiente.

Molti i punti, però, che lasciano perplessi i cittadini.

“Ci lascia perplessi l’affermazione rilasciata ai giornali secondo la quale l’Amministrazione starebbe rispettando la normativa nazionale. Quale normativa? Il nostro Paese non è dotato di alcuna normativa specifica sui forni crematori, così come la Regione Abruzzo.” si legge in una nota del comitato.

“D’altra parte se ci fosse una normativa, perché lo scorso 25 novembre alcuni Onorevoli Deputati si sarebbero preoccupati di presentare al Ministro dell’Ambiente un’interrogazione sui forni crematori, lamentando proprio l’assenza di legislazione specifica? Inoltre, per quanto a conoscenza di questo Comitato, allo stato attuale, l’ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente) della Regione Abruzzo non è dotata di specifici strumenti per i controlli ai forni crematori. Pertanto, le emissioni del forno crematorio sarebbero soggette al solo autocontrollo della società di gestione dello stesso. Circostanza che, in passato, ha comportato non pochi problemi in Italia (basti pensare al superamento delle emissioni dei forni di Arezzo, Pistoia e Cervignano del Friuli).”

Sotto il profilo economico, l’Amministrazione comunale ha più volte ripetuto di ricevere in continuazione richieste di loculi. Il cimitero avrebbe bisogno di essere ampliato, ma da solo il Comune non può farcela e ha bisogno dell’intervento di un esterno: “si parla di un presunto beneficio tra il 4 e l’8% del fatturato della società che gestirebbe il forno. Questo forno sembra indispensabile per San Demetrio!” si legge ancora. Ma ad essere coinvolte, denunciano i cittadini, non sono le imprese locali.

“Tuttavia si ignorano i 400.000€ da incassare dalla società di gestione delle cave e i potenziali proventi conseguibili se il Comune di dotasse di un innovativo piano promozionale del turismo locale. Per non parlare del fatto che si potrebbero coinvolgere le imprese locali nell’ampliamento del cimitero. Suggeriamo, a tal proposito, in luogo dell’attuale project financing, una proposta di concessione di servizi cimiteriali che non includa il forno crematorio. Basterebbe una dichiarazione di intenti da parte del Comune volta a sollecitare le imprese (locali e non) a proporre progetti di ampliamento. In tal modo, peraltro, qualora la gara fosse vinta da imprese locali, ne gioverebbe anche l’economia dei territori limitrofi rispetto a San Demetrio, con possibilità occupazionale in zona.

Al contrario, la costruzione del forno ucciderebbe l’economia di San Demetrio, comportando un deprezzamento delle case di proprietà, l’azzeramento della possibilità di utilizzo dei campi nelle vicinanze del forno e il crollo del turismo.”

“Ancora, si legge in una delle interviste rilasciate, “non ne abbiamo dato diffusione perché, a nostro avviso, l’avvio di una procedura pubblica da parte di un ente deve essere manifestato con atti amministrativi“.

Eppure l’art. 39 dello Statuto Comunale di San Demetrio afferma che il cittadino deve essere informato così che lo stesso possa esercitare i propri diritti attraverso istanze, petizioni e proposte.

L’informazione non era un’opinione, ma un obbligo in capo all’Amministrazione Comunale! Ed infatti è stato completamente ignorato il c.d. decreto trasparenza (che obbliga il Comune a pubblicare autonomamente sul sito gli atti amministrativi, soprattutto se così importanti) quando, in chiusura del comunicato dell’Amministrazione sulla costruzione del forno (consultabile sul sito del Comune), si afferma che “Il Progetto di fattibilità depositato al Comune può essere visionato da ogni cittadino attraverso una semplice richiesta di accesso agli atti”.

La decisione deve essere dunque condivisa con i cittadini, conclude il Comitato, “interessando altresì le comunità limitrofe che, per quanto di nostra conoscenza, hanno già manifestato il loro dissenso (vedasi posizione di Comune di Villa Sant’Angelo)”

(e.f.)

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