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#Save Gran Sasso: Regione inadeguata

Non si placa la polemica attorno agli assessori regionali Dino Pepe e Donato Di Matteo in seguito all’approvazione, da parte della Regione Abruzzo, della Delibera 877-2016.

O ignorate o siete in malafede, tuonava ieri il Capogruppo di Forza Italia Guido Liris, il quale ha invitato i due assessori a ritirare in autotutela la delibera, chiedendo a gran voce una seduta della Commissione di Vigilanza proprio per approfondire quanto approvato nella delibera.

Non vengono imposti nuovi vincoli ma ci si adegua semplicemente a una normativa europea, avevano detto i due assessori, equiparando di fatto SIC (Sito di Interesse Comunitario) a ZSC (Zona Speciale di Conservazione): acronomi che, invece, sono ben distinti perché distinguono misure di tutela obbligatorie e differenti.

A fare ancor di più chiarezza sulle procedure e su cosa si stia sbagliando è Progetto Montagna #SaveGranSasso, che in una nota molto dettagliata chiarisce molti punti.

La nota completa

Di politica non siamo professionisti e lasciamo a lor signori scontri, incontri, moine, francesismi ed altro ma non è giusto raccontare abilmente fischi per fiaschi, mischiare pere con le mele, fichi con i cocomeri a chi poco conosce le direttive europee. Dire che SIC (Sito di Interesse Comunitario) e ZSC (Zona Speciale di Conservazione) sono la stessa cosa è come dire al legislatore europeo che è un pirla perché ha usato due parole differenti. Sono acronimi ben distinti volti a distinguere le misure di tutela (restrizioni) obbligatorie e differenti. Altrimenti perché distinguere SIC e ZSC? Sadismo?

A questo punto è bene chiarire l’iter normativo “obbligatorio” che porta alla DGR. 877 del 27.12.16.:

1) Le Regioni individuano i SIC (siti) che da quel momento sono soggetti ai “CRITERI MINIMI DI CONSERVAZIONE”. L’Europa attraverso il Ministero dell’Ambiente li recepisce e pubblica l’elenco (ogni 2 anni). Gli stati membri entro 6 anni, periodo nel quale alle Regioni è possibile rivedere, ampliare, spostare i confini, designano le ZSC. Tale operazione, come previsto dall’art. 4 della Direttiva Habitat, dovrebbe partire in funzione dell’importanza dei Siti ed alle priorità degli Habitat più DELICATI e SOGGETTI A RISCHIO. Infatti altre Regioni (vedi l’Emilia Romagna) hanno fatto proprio questo. Hanno trasformato solo il 20% o il 30% dei SIC in ZSC non incorrendo in nessuna SANZIONE e RISPETTANDO pedissequamente le NORMATIVE. Perché in Abruzzo non si è tenuto conto (ancora una volta) di quanto stabilito dalla Direttiva Habitat ed è stato fatto tutto con un unico ATTO (27/12/16) è uno vero mistero.

2) Un Sic trasformato in ZSC presuppone che oltre ai “CRITERI MINIMI DI CONSERVAZIONE” debba sottostare anche alle “MISURE DI CONSERVAZIONE” (complementari alle prime). Anche qui di lingua italiana si parla = Criteri minimi e misure sono due cose ben distinte.

3) Dopo i passaggi di cui sopra la Direttiva Habitat all’art. 6 c.1 prevede che le MISURE DI CONSERVAZIONE implicano, all’occorrenza, appropriati piani di gestione specifici o integrati ad altri piani di sviluppo, volti al recupero, ripristino, conservazione e tutela della zona (ZSC) in questione.

Quindi, da quanto sopra detto, esistono 3 step di conservazione, tutela e quindi di precisi e distinti vincoli:
a) Criteri minimi (stabiliti dallo Stato Membro)
b) Misure di conservazione (stabili dalle Regioni)
c) Piani di gestione (stabili dagli enti gestori)
Si capisce chiaramente l’intento del legislatore europeo: dopo regole sommarie e generali (criteri minimi) comuni a tutti, si passa a regole più dirette e concrete sui singoli LUOGHI e dire che (a) è uguale a (b) e a (c) significa non aver capito nulla della Rete Natura 2000.

A questo punto ci sorge spontanea una domanda: come mai i “piani di gestione” (punto 3 lettera c) sono già pronti e sono stati già pagati con tanti soldoni pubblici, quando ancora non erano state approvate le “MISURE DI CONSERVAZIONE” che OBBLIGATORIAMENTE devono essere contenute in tali strumenti di gestione? Prima nasce l’uovo e poi la gallina? Da qui sicuramente, insieme ad altre motivazioni, le perplessità e la resistenza del Presidente della commissione Territorio e Ambiente Pietrucci che da sempre ci è stato vicino, insieme ad altri consiglieri, e che non ha mai voluto far approvare il piano di gestione per la preoccupazione che potesse essere esiziale per lo sviluppo del Gran Sasso.

Dopo aver approvato la DGR 877 si dichiara inoltre che, attraverso uno strumento dedicato a tutt’altro (il PAF), con la collaborazione di Univaq e Parco Nazionale del Gran Sasso, si rivedranno (con un’altra valanga di soldi) i confini dei SIC.

Quindi avevamo ragione noi?

Si possono rivedere i confini, dando ragione ai 5600 aquilani che hanno firmato le due petizioni. Ma allora perché non rivederli subito, prima della DGR 877 ? In altre regioni con una semplice relazioncina di una biologa e qualche centinaio di euro si è ottenuto lo stesso risultato nel giro di un paio di settimane.

Affermare che si voglia affrontare “un percorso comune che porti ad una legge regionale che preveda modifiche nell’ambito dei vincoli europei”…  ci fa rimanere abbastanza sbigottiti. Una legge regionale che rivede una legge europea ??? No Comment !!!! Basta una semplice DGR che propone al Ministero dell’Ambiente la variazione di un sito, come già fatto, di concerto con la Regione Marche, per un altro sito SIC-ZPS trans-regionale nel comune di Martinsicuro (Riserva La Sentina anno 2011).

Nel comunicato degli Assessori, si fa anche esplicito riferimento al Piano del Parco (Gran Sasso) che dopo 21 anni ancora non viene approvato e di cui la Regione ha avviato l’iter. Questa fase, una volta approvata, metterà fine alle stringenti Norme di Salvaguardia e riconoscerà il PST (Piano Speciale Territoriale Montecristo-Scindarella).

Permetteteci di dissentire sull’interpretazione del PST che ci fa preoccupare ed essere pessimisti proprio alla luce dell’interpretazione data e dalle osservazioni del Ministero dell’Ambiente sulla VAS del Piano del Parco e specificatamente sul PST Montecristo-Scindarella. Infatti il piano del parco ha tutt’altre finalità, che sono quelle di conservazione e non certo quelle di prevedere piani di sviluppo demandati ad altri strumenti di pianificazione. Crediamo che sarà molto difficile uscire da questo groviglio sbandierando un’intesa del 2003 che non dispone di NESSUNA autorizzazione in termini di valutazioni ambientali (Vas e Vinca) .

La testimonianza sta proprio nel fatto che il Piano doveva essere approvato già da un anno ma, dopo la pubblicazione della Valutazione Ambientale Strategica in agosto è calato il silenzio. Ricordiamo che la Regione deve ancora rispondere alle nostre ed alle altre osservazioni presentate nel mese di ottobre.

Insomma l’Abruzzo non solo dal 1992, e non negli ultimi 9 anni, non ha capito un tubo della Direttiva Habitat, ma si ostina a non volerci capire proprio un tubo. L’Avevamo già detto il 27/9/16: stupidità significa fare e rifare la stessa cosa aspettandosi due risultati differenti.

Insomma non crediamo che questa volta gli aquilani credano a tante bugie e gli errori ripetutisi in 25 anni confermano più che altro l’assoluta inadeguatezza degli uffici preposti all’Ambiente nella regione verde d’Europa e lo scarso controllo della politica sulle loro azioni.