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D’Amico incompatibile: bufera su TUA e Regione

Ci sono voluti mesi: ma l’ANAC – l’Autorità Anticorruzione – si è finalmente pronunciata sulla nomina del rettore dell’Università di Teramo Luciano D’Amico a presidente di TUA, l’azienda unificata per il trasporto pubblico abruzzese.

I due incarichi sono incompatibili per il Presidente Raffaele Cantone: e lo sono sempre stati. Per l’ANAC, “accettare la carica di presidente di società a partecipazione pubblica è infatti contrario e pregiudizievole al perseguimento dell’interesse pubblico espresso dalla programmazione didattica e dall’attività di docenza universitaria”. D’Amico rischia anche il posto all’Università. Doccia fredda per lui ma anche e soprattutto per il governatore della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, che lo aveva fortemente voluto a capo della neonata azienda.

“Ricordo che quando abbiamo fatto l’esposto circa l’incompatibilità del ruolo di Luciano D’Amico come Rettore dell’Università di Teramo e Presidente della TUA, qualcuno mi ha dato del visionario” dichiara in una nota l’On. Fabrizio Di Stefano, Forza Italia. “Poichè nel 2015 avevamo presentato un esposto al Ministro dell’istruzione Stefania Giannini, a questo punto vorrei sapere, quando il Ministro mi ha risposto che tutto andava bene, quale dirigente aveva fornito questa valutazione; ora, in virtù di questo pronunciamento, tornerò a interrogare il Ministero se avevo ragione loro o io” prosegue Di Stefano.

“Sono sereno”, ha spiegato D’Amico in una intervista rilasciata a Il Centro. “Ho rinunciato ad ogni compenso previsto per la presidenza della Tua e non ho voluto neppure i rimborsi spese. Quindi è incontrovertibile che abbia accettato questo incarico, che mi è stato offerto dal presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, per mero spirito di servizio: serviva risanare l’azienda pubblica, che era in estrema difficoltà, e ho dato la mia disponibilità. Del resto come è noto insegno economia aziendale, mica chimica”.

“Dirò esattamente le stesse cose che avrei detto a Cantone se avessi saputo che i suoi uffici stavano lavorando da mesi al mio caso: e cioè che l’azienda in questione è una società in house e in quanto tale è una diramazione dell’amministrazione regionale. E che se pure ha una veste giuridica di natura privatistica non ha scopo di lucro. E poi aggiungerò anche che non lo faccio per soldo visto che ho rinunciato ai 60 mila euro più rimborsi che mi sarebbero spettati in quanto presidente dell’azienda”.

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