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Berlino, aquilana salva per miracolo

di Roberta Galeotti

Alcuni minuti di esitazione. Qualche contrattempo. L’amica che non riesce ad arrivare. Tante piccole coincidenze hanno salvato la vita ad Annarita, una donna aquilana che vive a Berlino dal 2003, scampata miracolosamente all’attentato.

Uscendo da lavoro quel 19 dicembre, Annarita si è diretta al mercatino di Natale di Berlino a Breitscheidplatz. Alle 19:30 Annarita sopraffatta da diversi contrattempi, pur trovandosi nelle vicinanze del mercatino, gira l’auto e decide di tornare a casa. Alle 20:03 il Tir della morte, guidato da Anis Amri, si è scagliato su bancarelle e persone. L’attentato ha provocato 56 feriti e 12 morti, tra cui Fabrizia, l’unica vittima italiana.

Annarita vive a Berlino dal 2003, è andata in Germania la prima volta con Edilfrair e Irti nel 1994 e ci è tornata nel 2000 come assistente personale del vice president Europa della Corning americana. Annarita è originaria di Ponte San Giovanni di Scoppito ed è laureata in lingue all’Università di L’Aquila.

«Vivo vicino al mercatino di Berlino dove c’è stato il tremendo attentato – racconta Annarita in esclusiva al Capoluogo -. Spesso vado lì a fare compere. Quel giorno avevo idea di andare lì verso le 19:00 per fare un giro con un’amica e comperare qualche regalo di Natale. È sempre bello fare un giro per i mercatini, ci sono tanti piccoli artigiani che vendono cose particolari, per cui è il posto adatto per portare quelle piccole idee originali che non troveresti di sicuro qui in Italia.

Il caso ha voluto che una serie di contrattempi mi portasse a rinunciare ad andare lì quella sera e a rimandare al giorno successivo – ci spiega Annarita -.

Ero a Potsdamerplatz in un altro centro commerciale verso le sei e mezzo e per varie coincidenze sono partita più tardi del dovuto per dirigermi verso il mercatino di Natale dell’attentato. Mentre ero per strada mi sono resa conto che si era fatto tardi e che erano già le sette e mezzo, così ho deciso di tornare indietro verso casa, pensando che il giorno dopo sarei stata in ferie e avrei avuto più tempo per girare con calma.

Sono rientrata a casa verso le otto.
Alle 20:30 è arrivata la notizia in televisione dell’attentato e sono rimasta impietrita. Mi sono resa conto che se fossi andata al mercatino, sarei stata di sicuro nel mezzo della strage all’ora dell’attentato, cioè alle 20:03.

Ho trascorso la serata al telefono a rassicurare famiglia ed amici sul fatto che stessi bene. Quando il giorno dopo ascoltando le notizie ho appreso dell’italiana abruzzese che non rispondeva all’appello, ho sperato con tutta me stessa che Fabrizia si facesse viva. Quando poi è stata confermata la sua morte… sono rimasta colpita in maniera ‘diversa‘ questa volta, più coinvolta… troppe le analogie tra noi.

Anche lei viveva a Berlino come me. Anche lei era abruzzese, come me; anche lei parlava quattro lingue, come me; anche lei voleva comperare dei regalini di Natale al mercatino da riportare in Italia, come me; anche lei sarebbe ripartita il 22 dicembre per tornare dalla famiglia, come me.

Siamo segnati forse tutti da un destino e purtroppo il destino è stato crudele con Fabrizia… Sono stata protetta da tanti piccoli contrattempi che hanno fatto in modo che non fossi lì, anche se avevo già pianificato di esserci.

Una mia amica che doveva essere con me in giro quel giorno non è più venuta, io che perdo tempo al centro commerciale a Potsdamerplatz, il fatto che fossi in ferie il giorno dopo… non lo so ma di sicuro mi ritengo fortunata e mi si stringe il cuore a pensare a quella povera ragazza, una come me, come noi… poteva essere ognuno di noi li in quel momento.

Ancora ne sono colpita. Mi spaventa l’idea di tornare a Berlino ma lì lavoro e lì dovrò tornare. C’è un posto in cui possiamo sentirci al sicuro? Non lo so… certo che ora vivere in questa grande città ha per me un coinvolgimento completamente diverso: ansia, tensione, paura che ti accompagnano inconsciamente minuto per minuto».

Voglio ringraziare Annarita per aver affidato alle pagine del nostro giornale questo racconto, così intimo e sofferto.

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