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D’Alfonso e l’accordicchio con i ribelli

Erano le 15 di ieri, seconda giornata di discussione del bilancio in Regione. La maggioranza non ha i numeri e rischia di andare sotto nella votazione. Mancano gli assessori, giustificati, Sclocco e Gerosolimo. Ma soprattutto mancano i due ribelli Olivieri e Di Matteo. Mentre D’Alfonso e Paolucci si cimentano in contributi oratori chilometrici che sanno di mielina, volano telefonate e colombe della pace: i due ribelli devono venire in Aula a sostenere la maggioranza.

E così accade: poco dopo le 15, arrivano all’Emiciclo, seguiti dall’applauso – ironico – di molti.

Pace fatta, dunque. Ma a quale accordo saranno giunti? “Un accordicchio” dice Mauro Febbo, che svela il documento sottoscritto dai ribelli e il presidente D’Alfonso. Un accordicchio in cui, in sostanza, il Presidente si impegna ad informare e rendere partecipi i tre delle decisioni prese e da prendere, nonché a definire le loro deleghe. I ribelli si impegnano a loro volta ad essere presenti e votare ogni qualvolta sia necessario.

accordo ribelli - d'alfonso regione

Si sgonfia così il caso (o meglio, il caos) che ha dominato la scena regionale negli ultimi mesi. Certo che, vista la portata della protesta, con conferenze stampa di fuoco e raccolta firme per la sfiducia a Di Pangrazio, e visto anche il peso del voto dei tre ribelli si è rivelato decisivo, ancor di più nell’approvazione di questo bilancio, la domanda sorge spontanea: tutto qua?

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