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Negozi chiusi a Natale, avventori contro commercianti

I due giorni di chiusura delle attività commerciali del Natale, appena trascorso, ha riportato alla ribalta il tormentone sulla correttezza delle chiusure.

La nuova tendenza delle aperture nonstop, in stile angloamericano, ha portato da una parte ad abituare l’utente ad avere a disposizione dei negozi h24, sette giorni su sette; dall’altra ha sfinito la categoria dei commercianti e degli addetti che in qualunque ruolo lavorano nei suddetti centri commerciali.

Prima della riforma, che in Abruzzo è stata ufficializzata nel 2007 con la Nuova Legge sul Commercio licenziata dalla giunta Del Turco, gli utenti erano abituati alla chiusura di tutti i negozi secondo un calendario ben preciso. Tutti chiudevano per la pausa pranzo dalle 13 alle 16 e rispettavano orari invernali o estivi, che imponevano la chiusura alle 19:30 o alle 20:00, a secondo delle stagioni; alle chiusure della domenica e al riposo settimanale il giovedì pomeriggio o il lunedì mattina. Nessuno si lamentava.

Ora che siamo abituati agli orari nonstop dalle 9 alle 21, o addirittura h24, tutti i giorni dell’anno tranne rarissime eccezioni, i due giorni di chiusura, come Natale e Santo Stefano, lasciano gli utenti sbandati. Rimostranze sono state fatte sui social, cui hanno controbattuto gli addetti alle vendite, reclamando il diritto ad una vita propria.

«Ogni 25 e 26 la solita storia di gente che cerca negozi e supermercati aperti per le urgenze!» scrive su Facebook una nota commerciante aquilana.

«Che poi sarebbero lampadine, confezioni di latte o mascarpone. Noi che lavoriamo in negozi o centri commerciali non abbiamo una famiglia, dei figli o parenti con cui voler stare nei giorni di festa. No, noi siamo robot programmati che vivono nei magazzini dei negozi e la mattina escono per stare sempre pronti per ogni esigenza, pure il 24 dicembre a disposizione di chi si è scordato qualche cosa di fondamentale e sicuramente salva vita. Perché poi se il 26 sei chiusa sei una che non ha voglia di lavorare, che deve lasciare il posto a chi ha voglia che per inciso sarebbe la dipendente statale che se Natale viene di giovedì tra malattia, ferie e ponti, se tutto va bene, torna dopo la Befana.

Io amo il mio lavoro e mi piace, ma proprio non vi capisco. Vi manca un litro di latte vado dal vicino a chiederlo in prestito non cerco negozi aperti, perché stare in famiglia è bello, stare sul divano a vedere i cartoni o a giocare… queste sono priorità. Quindi quando 8 giorni l’anno trovate chiusi i negozi non vi lamentate, ma trovatevi di meglio da fare».

I Centri Commerciali rispettano un calendario di chiusure minime: Natale e 26 dicembre, 1 gennaio, Pasqua e Pasquetta, 15 agosto, 1 maggio e 25 aprile.

(rob. gal.)

 

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