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Call Center INPS: servono garanzie

La senatrice aquilana del Pd Stefania Pezzopane ha scritto una lettera aperta al ministro del Lavoro Giuliano Poletti e al presidente dell’Inps sull’emergenza Transcom, in vista dell’incontro dei sindacati con Boeri, previsto per domani.

“E’ necessario – spiega Stefania Pezzopane- garantire i lavoratori del call center che lavora per Inps su almeno tre questioni fondamentali. La prima riguarda la proroga del servizio per almeno altri 6 mesi e successivamente fino all’aggiudicazione della gara, per garantire continuità del servizio ai cittadini. Bisogna evitare la carneficina sociale, orientando la gara alla qualità e non al becero abbattimento dei costi. Com’è noto, infatti, le aziende, a partire da Almaviva, e tutti i sindacati concordano sul fatto che la situazione disastrosa del settore dipende proprio dalle incontrollate gare al ribasso. La norma inserita nella legge di Bilancio che toglie dai ribassi il costo del personale va a correggere comportamenti inaccettabili anche di soggetti pubblici. In terzo luogo, occorrono garanzie per la concreta adozione della clausola sociale anche per i sub-appalti. Sono tutti aspetti contenuti nel disegno di legge per regolamentare il settore dei call center, che ho presentato in Senato: solo puntando sulle competenze delle lavoratrici e dei lavoratori e sul rispetto delle regole e della legislazione in materia di lavoro si può pensare di garantire, da un lato, l’occupazione di qualità e, dall’altro, un servizio adeguato ai cittadini. E questo è irrinunciabile – conclude Pezzopane – soprattutto per i call center che operano per le aziende pubbliche”

Al tempo stesso, i 560 lavoratori del Contact Center Inps dell’Aquila hanno inviato al Presidente dell’INPS Tito Boeri una lettera aperta nella quale si fa riferimento a ciò che lo stesso Boeri scriveva in un suo libro del 2007, illustrando sinteticamente quanto costa alla collettività “sostituire” con un altro disoccupato ogni singolo operatore del Contact Center che venisse licenziato, restando comunque con lo stesso numero di occupati complessivi.

Siamo i 560 giovani, ed alcuni meno giovani, della sede dell’Aquila del Contact Center INPS che da 6 anni svolgono per l’INPS un servizio pubblico qualificato e insostituibile. Lo facciamo grazie all’INPS ma anche grazie al nostro impegno. Siamo quasi tutti assunti a tempo indeterminato. Oltre il 25 % è disabile ed è la nostra parte migliore.

Abbiamo conosciuto da tempo, apprezzandolo molto, il Suo impegno per il Lavoro, soprattutto giovanile.

Noi siamo fra i tanti “Giovanni, Maria, Gina, Marcello, Monica, Carlo” che Lei cita nel Suo prezioso libro dal titolo terribile ma emblematico “Contro i giovani”, nel Capitolo “Una generazione di perdenti? :

Per far aumentare sia il lavoro che la produttività bisogna che l’ingresso di donne e giovani … si accompagni a un miglioramento della qualità della nostra forza lavoro. Ciò avrebbe ricadute positive sull’efficienza di tutti i fattori produttivi” (pag. 46).

Non si può acquistare capitale umano come si acquistano dei macchinari, degli stabilimenti o delle partecipazioni al capitale di rischio di un’impresa” (pag. 47). E, aggiungiamo noi, nemmeno svenderlo o disperderlo come macchinari usati.

Siamo totalmente d’accordo con Lei, e non ci rassegniamo ad essere una generazione di perdenti!

Dobbiamo dirLe però che non riteniamo queste affermazioni coerenti con il Comunicato con cui anche l’INPS, come purtroppo fatto anche da altri grandi Enti pubblici, ha annunciato l’intenzione di emanare una Gara “di fatto” al massimo ribasso rispetto al solo costo del lavoro.

L’INPS inoltre tace sull’applicazione della recente Clausola sociale che prevede la continuità del rapporto di lavoro in caso di subentro di nuova azienda; come tace sulla sua applicabilità anche ai dipendenti delle imprese in subappalto, sul possibile utilizzo strumentale del trasferimento del personale in altre sedi, sulla (per noi necessaria) previsione nel Bando di gara del possesso di livelli minimi di professionalità degli operatori e della valorizzazione del personale disabile oltre la quota d’obbligo.

La nostra è l’azienda che occupa il maggior numero di persone nel territorio del cratere del sisma. L’assenza di questi elementi rischia inevitabilmente di provocare a L’Aquila non solo un problema occupazionale ma un vero e proprio dramma sociale.

Ma non solo: in assenza di queste previsioni si rischierebbero inevitabilmente conseguenze in termini di riduzione dei livelli di efficacia e qualità di un servizio caratterizzato da notevole complessità e che richiede adeguata esperienza professionale.

Il nuovo appalto sarà aggiudicato in base all’offerta migliore e, confidiamo, nel rispetto delle norme vigenti cui ci riferiamo le quali però, senza questi chiarimenti, sarebbero facilmente vanificate.

Nel caso di INPS infine i risparmi conseguenti a previsioni di costo del lavoro anche al di sotto dei minimi contrattuali costituirebbero solo apparentemente un risparmio per il bilancio dell’Ente.

Abbiamo provato a fare un po’ di conti su ciò che potrebbe accadere in assenza di una corretta applicazione della clausola sociale e li sottoponiamo alla Sua attenzione e valutazione:

Costo medio per ogni lavoratore Fte “sostituito”:

Totale indennità disoccupazione NASPI del personale licenziato (2 anni con importo a decrescere)

17.400

Agevolazione assunzione all’Azienda subentrante (20 % NASPI dei disoccupati assunti)

3.500

Contributo all’ ANPAL, nuova Agenzia Nazionale per le politiche del lavoro, pari al 30 % della NASPI dei licenziati dopo gennaio 2015, sottraendolo alle agevolazioni all’assunzione

5.300

Formazione nuovo lavoratore a carico INPS (15 milioni : 2.200 operatori circa, già spesi per il personale attuale)

6.800

TOTALE a carico dell’INPS per singolo lavoratore “sostituito”

33.000

Senza calcolare i costi del personale di Staff e dell’indotto.

Inoltre l’azienda subentrante potrà usufruire anche di altre agevolazioni all’assunzione, derivanti da Fondi nazionali ed europei, fino al 50 % del costo lordo del personale per 2 anni. Il costo totale a carico della collettività sarà quindi anche molto superiore ai 33.000 Euro medi per ciascun lavoratore.

La Collettività quindi spenderebbe per ogni lavoratore “sostituito” almeno 33.000 Euro.

Non sembra anche a Lei uno sperpero di risorse pubbliche a fronte del mantenimento del medesimo numero di occupati precedenti? E con il rischio di finanziare ”di fatto” con risorse pubbliche il profitto di imprese private?

La ringraziamo per la Sua attenzione. Le saremmo infinitamente grati se vorrà smentire, in tutto o in parte, i nostri timori ed anche i nostri calcoli: saremmo felici di esserci sbagliati.