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Ricostruzione, numeri e maxi consulenze allo scoperto

È da oggi online il portale Open Data Ricostruzione che raccoglie, sistematizza e mette a disposizione tutte le informazioni relative agli investimenti realizzati nel corso del processo di ricostruzione – avviato dopo il sisma dell’aprile 2009 che ha colpito l’Aquila e il cratere. I dati del portale erano e sono già presenti su vari siti istituzionali ma, per la prima volta, sono ora riuniti in unico spazio virtuale e resi così più facilmente fruibili da parte di cittadini, associazioni, ricercatori, esperti, tecnici e chiunque ne abbia interesse.

Il portale, presentato oggi all’Aquila durante l’inaugurazione dell’Anno Accademico del Gran Sasso Science Institute (GSSI), è stato promosso, concretamente progettato e ora attivato con un protocollo d’intesa stipulato a settembre 2016 tra la Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cui è affidato il coordinamento dei processi di ricostruzione nei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, e il GSSI con l’obiettivo di accrescere il grado di trasparenza dell’operato delle istituzioni e consentire maggiori livelli di conoscenza e partecipazione informata dei cittadini.

Alcuni dati fra i più spinosi sono stati anticipati da Sergio Rizzo in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera: fra questi quelli relativi alla grande mole di incarichi ai professionisti, cosa  denunciata anche nelle scorse settimane dal sindaco dell’Aquila Cialente e che ha portato ad un violento botta e risposta con gli stessi ordini professionali.

L’orso Yoghi, come affettuosamente era chiamato dagli studenti Antonello Salvatori, dev’essere il più bravo di tutti. Diversamente non si capisce come abbia potuto collezionare 428 incarichi da privati per la ricostruzione. Parliamo di lavori per 254,6 milioni. E considerando che l’onorario per ingegneri e architetti, terremoto o no, è sempre il 10% dell’importo, fa 25 milioni di parcelle. Senza dubbio il migliore, questo professore di Scienza delle costruzioni all’università dell’Aquila: con tutto il lavoro che ha, è stato scelto anche per fare l’esame dei danni del sisma in centro Italia. Nemmeno fosse Superman. Va detto che neppure qualche suo collega si può lamentare. Sapete quanti incarichi hanno avuto i primi sei professionisti impegnati nella ricostruzione privata del terremoto in Abruzzo? Tenetevi forte: 1.685. In media, 280 ciascuno. Il che dice tutto su ciò che un sisma del genere può mettere in moto.

I dati del portale, tutti scaricabili in formato open, riguardano i diversi aspetti della ricostruzione abruzzese: dalla destinazione e utilizzo dei fondi all’avanzamento di lavori, progetti e interventi, alle informazioni relative alle responsabilità di programmazione, attuazione e realizzazione delle opere e relative alle procedure tecnico-amministrative avviate.

«Follow the money» è il claim legato al portale open data: e difatti solo il percorso tracciato dai soldi poteva consentire di svelare questo scenario.

Il terremoto abruzzese è costato finora 6 miliardi 769 milioni 380.326 euro. Sono i quattrini fisicamente usciti dalle casse pubbliche (compresi 27 milioncini di donazioni private) a fronte di finanziamenti concessi per 8 miliardi 365 milioni 376.662 euro. Il bello è che il 9,4%, ossia 628,3 milioni, se ne sono andati solo per le demolizioni e i famosi puntellamenti che venivano affittati per 25 euro a snodo. Somma non troppo distante da quella impegnata per il controverso progetto delle new town: 810,3 milioni per 4.449 appartamenti, al costo medio unitario di 182 mila euro, più di 2.700 euro al metro quadrato per alloggi di qualità modesta non solo dal punto di vista architettonico.