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I bambini e lo sci

In montagna con l’esperto: questa settimana parliamo di bambini e di sci. A che età è meglio iniziare? Come si svolge una lezione? Risponde il nostro esperto, il Maestro di Sci Paolo De Luca (nella foto, Edoardo ed Alessandro, di Notaresco)

di Paolo De Luca

Lo sci per i bambini rappresenta uno sport completo che aiuta non solo fisicamente ma anche moralmente la crescita del piccolo. L’insegnamento di questa disciplina ai più teneri in età, rappresenta per una Scuola montana gran parte dell’attività didattica. Il concetto di crescita legato a quello del movimento e lo sviluppo di tutte le capacità motorie nel bimbo sono l’obiettivo primario per un Maestro. Generalmente si inizia a sciare a quattro, cinque anni secondo le capacità cognitive e motorie. Queste ultime sono influenzate dallo sviluppo corporeo, cioè altezza, pesi muscoli e dalla capacità di utilizzare l’energia, quindi la forza, velocità e resistenza. Le capacità cognitive invece, sono la forza di gestire le emozioni e di rapportarsi in maniera positiva con gli altri e l’ambiente. Tutto questo si evolve non solo con l’età ma anche per il tipo di esperienze vissute.

Come si gestisce un gruppo di bimbi di quattro anni?

Non è certamente facile. A questa età i bambini in genere sono attaccati ai genitori e solo la loro presenza li rassicura. Però c’è il rovescio della medaglia. A volte , la presenza del genitore, crea problemi e capricci perché i figli non ascoltano il Maestro in quanto si sentono protetti.

Come si svolge una lezione tipo?

Come un gioco. I bimbi devono essere attratti poco per volta, senza bruciare i tempi. Devono vivere intensamente le sensazioni che procura lo scivolare su di una distesa bianca. Una lezione a bimbi di cinque, sei o sette anni si svolge chiaramente in maniera diversa perché i più grandicelli sono entrati nella fase del corpo percepito. Hanno cioè la capacità di differenziare le parti del corpo e di avere riferimenti spaziali come sopra-sotto, dentro-fuori, destra-sinistra, anche se i concetti non sono del tutto stabilizzati. Ho notato che l’esperienza della scuola materna ed elementare portano dei cambiamenti sostanziali nella loro disponibilità ad essere affidati a degli adulti. Ma non bisogna fare l’errore di insistere troppo nelle correzioni tecniche perché il bambino le dimentica in quanto le strutture nervose deputate alla memoria dell’immagine motoria e corporea sono ancora in fase di evoluzione. Sono necessarie delle pause tra una discesa e l’altra. E’ invece che tra gli otto e i dodici anni che la lezione può essere di senso compiuto perché a quella età si migliorano la consapevolezza delle proprie azioni e si comprende il significato dei concetti tecnici: E’ il periodo d’oro per la loro motilità! Subito dopo questo periodo, l’apprendimento è limitato per effetto “dell’amnestia cinestetica”