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Roio, storia di un presepe di qualche anno fa

Erano gli albori degli anni Ottanta quando una sera di fine dicembre la cometa si affacciava sul colle di San Lorenzo. Non molto distante dalla pinetina, i re Magi scendevano lentamente la china per poi mescolarsi con le altre comparse che animavano il presepe roiano, e insieme confluivano verso la capanna con la Natività. Il giaciglio che accoglieva il pargolo era allora posto accanto alla chiesa della Madonna della Croce.

roio: natale e presepe negli anni 80

Qualche anno dopo, la scenografia cambiò: dalla piazza del Santuario si spostò nei fiabeschi vicoli dell’antico abitato del Poggio, fino a introdursi nell’aia di villa Palitti. In quegli angoli di un paese cha aveva fatto scorrere i secoli senza lasciarsi cambiare comparvero di nuovo le luci. Le fiaccole affisse negli spigoli delle case illuminavano i volti delle comparse che replicavano le arti e i mestieri degli avi. I vecchi arnesi, caduti ormai in disuso, vennero rispolverati e adoperati per dare voce ai ricordi. Finalmente, il passato e il presente tornarono a parlarsi.

Era una tipica rappresentazione francescana quella del Natale roiano, che qui a L’Aquila, grazie all’intraprendenza e alla lungimiranza di Roberto Spagnoli e di Sabatino Frutti, aveva fatto scuola, richiamando l’attenzione di migliaia di visitatori e di importanti personaggi dello spettacolo, Gigi Proietti su tutti.

Il presepe vivente così concepito ebbe la capacità di coinvolgere tutti i roiani. Le ultime pagine di quella favola ventennale furono scritte agli albori del nuovo Millennio. Poi, una notte d’aprile calò definitivamente il sipario, anche se quelle luci di Natale si erano già spente da tempo. Il presepe e quel pugno di case, arrampicate su di un poggio, avevano ceduto il passo ai ricordi e fatto posto alla storia.