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Tasse post sisma, l’Europa non sente ragioni

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Pessime notizie per 120 imprese aquilane che hanno usufruito della sospensione del pagamento delle tasse per i danni subiti dal terremoto del 6 aprile. L’Unione Europea è stata inflessibile: dovranno pagare tutto quel che è dovuto, senza sconti.

La notizia è emersa durante il dibattito di pochi giorni fa con il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli nel quale si stava discutendo del bando Fare Centro.

A nulla sono dunque valse le battaglie e le proteste di commercianti, associazioni di categoria, politici.
Secondo Bruxelles, gli abbattimenti fiscali concessi dopo il sisma di sette anni fa e che superano i 200 mila euro (ovvero il de minimis) sono equiparati ad aiuti di Stato e, agevolando le imprese sul mercato, violano le normative comunitarie.

Le aziende coinvolte ora dovranno restituire somme comprese tra i 200 mila euro e i 4 milioni.
Lolli ha dichiarato che incontrerà, nei prossimi giorni, associazioni di categoria, Camera di commercio, ordini professionali e sindacati per valutare le azioni da intraprendere: è sicuro che verrà fatto ricorso al Tar per impugnare la decisione.

“Presenteremo un ricorso contro tale procedura dell’Europa, che riteniamo assolutamente errata e inaccettabile” ha affertmato nel corso dell’incontro Lolli. “Stiamo lavorando con le imprese e i tecnici per interpretare, nel modo più estensivo possibile, la misurazione dei danni, ai fini di ridurre al minimo le somme che le aziende dovranno sborsare. Abbiamo chiesto di estendere il concetto di danno anche alla sospensione o alla riduzione dell’attività, in seguito al terremoto. Pensiamo, inoltre, a una ripartizione in settori: ci sono alcuni comparti che non risultano in concorrenza sul mercato. Casi in cui, le richieste dell’Ue decadono automaticamente”.

Il provvedimento riguarderà soltanto l’Abruzzo” ha spiegato Lolli “in quanto, per tutti gli altri eventi sismici, dove addirittura la sospensione è stata totale, la richiesta è caduta in prescrizione essendo trascorsi più di dieci anni. Siamo di fronte a un problema molto serio. Porteremo avanti le ragioni del territorio fino alla fine: non può passare il principio secondo il quale imprese che hanno subìto il terremoto possono aver avuto dei vantaggi nella concorrenza sul mercato”.

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