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Sondaggi, primarie & bagattelle

di Salvatore Santangelo

Le primarie sono un fondamentale percorso di partecipazione democratica, in grado di dare un’indubbia autorevolezza ai candidati.

Certo, come ha sottolineato il presidente Silvio Berlusconi e come hanno dimostrato alcuni eclatanti casi nelle recenti tornate elettorali amministrative di Napoli e Milano – in assenza di una norma nazionale – ci possono essere inquinamenti e storture.

A riguardo, vale la pena di ricordare che fu Alleanza Nazionale a presentare su questo tema due proposte di legge, tra di loro strettamente legate: il riconoscimento giuridico dei partiti (e delle forze sindacali) e una chiara definizione dei processi democratici nella loro vita interna per la selezione (appunto tramite congressi e primarie) dei candidati, e più in generale della classe dirigente. Erano previste inoltre regole stringenti sulla trasparenza dei bilanci e sul finanziamento alla politica.

Purtroppo questo tentativo non è andato in porto e in questa stagione di democrazia “liquida”e “virtuale” se ne sente ancor più l’esigenza.

Inoltre, lo sfaldamento delle coalizioni (a destra come a sinistra) rende ancor più necessario l’utilizzo di uno strumento di partecipazione popolare per arginare la deriva dell’antipolitca e per definire un minimo comune denominatore nelle diverse aggregazioni che, responsabilmente, possono concordare su un regolamento attuativo e attenersi a queste disposizioni.

Aperte, chiuse, decentrate, centralizzate si scelga la procedura che si preferisce, ma non si può rinunciare alle primarie certamente superiori alle indicazioni che possono venire dai sondaggi di cui troppe volte abbiamo misurato i limiti.

In particolare la notorietà non sempre sta a indicare un dato positivo: si può essere famosi o famigerati.

In base a questo principio potrebbe essere un ottimo candidato una figura con bassa notorietà ma che gode di alta fiducia, perché proprio con la campagna elettorale si può compensare questo deficit di conoscenza, valorizzandone gli asset strategici.
Allo stesso modo, se proprio si vuole utilizzare questo strumento, andrebbero definiti tutti i diversi scenari, perché un candidato potrebbe essere particolarmente forte (per età, curriculum politico e professionale) nei confronti di un altro e allo stesso tempo, lo stesso profilo potrebbe essere il meno indicato per affrontare un altro avversario.

Comunque a sostegno delle primarie c’è anche il fatto che si anticipano i tempi della campagna elettorale, si mobilitano i comitati e i volontari e – come già detto – si dà forza alla partecipazione democratica.

I detrattori sottolineano che lo scontro a volte può travalicare e creare fratture insanabili, la qualità di una classe dirigente si misura anche nella capacità di gestire queste criticità.