IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Primarie all’Aquila ed Avezzano: il tempo ormai è scaduto

di Piero Carducci*

C’è ancora qualcuno, sempre meno in verità, che insiste per fare le consultazioni primarie, nei due principali comuni della provincia interna, L’Aquila ed Avezzano, nei quali si andrà alle urne nel maggio 2017. Ragionamenti lunari, del tutto scollegati dalla realtà.

Intendiamoci, consultazioni primarie “vere”, per selezionare il candidato sindaco,  sarebbero state veramente una  buona cosa, all’Aquila come ad Avezzano. Sia a destra che a sinistra, per quanto queste categorie possano ancora valere. Ma il condizionale passato è d’obbligo, dato che la dilettantesca gestione fatta dai politici di professione, maestri di tatticismi finalizzati alla soddisfazione di prosaici interessi personali, è sempre riuscita a rovinare questo potente strumento, tipico delle democrazie mature anglosassoni.

Ma nelle democrazie mature, appunto, le primarie sono serie perché regolate dalla legge, mentre in Italia, dove regnano il “fai-da-te”, le primarie si sono rivelate quasi sempre uno strumento di consultazione estremamente manipolabile e non in grado di esprimere il miglior candidato tra quelli in gara. Meglio quindi delle primarie sono gli “accordi” tra forze politiche, come sempre si è fatto.

Quasi sempre le primarie vengono agitate da singoli esponenti non perché si vogliono fare, ma solo per perdere tempo o bloccare un candidato indigesto o per isolare una forza politica che magari non si vuole nella coalizione. Ma supponiamo pure che si vogliano fare primarie “fai-da-te”, con un regolamento condiviso (ahi, ahi, ahi…) nell’ambito della coalizione che accetta il metodo della consultazione popolare. Il test primario potrebbe effettivamente essere uno strumento di selezione della classe dirigente e di governo, ma a determinate condizioni. Una delle regole essenziali ed imprescindibili del test primario è che la consultazione deve tenersi molto in anticipo rispetto alle elezioni vere e proprie, almeno sei/sette mesi prima, e questo per diversi motivi. Le primarie, è insito nella loro natura, se sono “vere”  lasciano sempre uno strascico conflittuale e di forti malumori personali tra i candidati contrapposti,  che richiedono faticose mediazioni e tempi fisiologici per ricomporsi (wash the blood from the floors, alla lettera “lavare il sangue dai pavimenti”).

In secondo luogo,  il candidato prescelto deve avere il tempo necessario per organizzare liste ed alleanze, perseguendo una strategia di allargamento dell’area della ristretta “fazione” che lo ha votato in occasione del test. Le primarie, inoltre, hanno un senso soltanto se riescono a coinvolgere “stakeholder” estranei alla politica,  come esponenti della società civile e delle categorie produttive, ovvero un insieme di elettori ben più ampio del movimento/partito di appartenenza del candidato al test, e questo richiede i tempi giusti per tenere una vera e propria campagna elettorale, con dibattiti, incontri e scontri tra i vari candidati.

Ora, quasi mai tali regole essenziali sono rispettate. Tant’è che, guarda caso, la salvifiche primarie vengono agitate adesso, a pochi mesi dalle elezioni, senza che sia stato scritto neppure uno straccio di regolamento e senza che siano stati neppure definiti i perimetri delle coalizioni. Ecco che ancora una volta, sia all’Aquila che ad Avezzano, l’urlata richiesta di primarie, seppure partite con “nobili” intenti, si è trasformata in una vera e propria buffonata. La pantomima, anche in passato, è stata sempre la stessa: dopo mesi passati a discutere ai tavoli di coalizione o ai caminetti privati, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, se farle o no, se come farle, se aperte o se chiuse, se di partito o di coalizione, di sotto e di sopra, si è sempre giunti troppo vicini alla data di presentazione delle liste.  Questo è accaduto spesso. Ed ancora una volta, sotto Natale ed a cinque mesi dalle amministrative 2017, ci sono alcuni soggetti all’Aquila ed Avezzano che continuano a straparlare di primarie. Primarie troppo  vicine alle elezioni, e la cosa non ha alcun senso, anzi è controproducente, danneggia addirittura pure la credibilità di chi le propone.

Con questo nostro ragionamento vogliamo solo dire che le primarie sono  una cosa buona, ma non devono essere utilizzate per altri fini,  si devono fare nei tempi giusti e nel clima giusto di cooperazione competitiva, non già nel contesto di politica liquida e di scontro che caratterizza l’attuale difficile fase. A L’Aquila ed Avezzano, poi, il tempo è assolutamente scaduto, bisognava pensarci prima, molto prima. A maggio 2017 si vota. Vorrei chiedere ai signori che vogliono le primarie come si fa a fare buone liste (sulla qual cosa dobbiamo impegnarci da subito) senza aver definito prima i programmi e le alleanze. E con quale autorevolezza si definiscono le alleanze con altri soggetti del mondo civile senza il candidato sindaco che, guarda il caso, dovrebbe essere il vincitore di primarie delle quali oggi 9 dicembre non si conoscono neppure la data, la formula e le regole. E senza formula e regole, il rischio di manipolazione del voto non è un rischio, è una certezza.

Per cortesia, non offendiamo l’intelligenza dei cittadini. Questa volta almeno risparmiateci le primarie fasulle nella doppia versione di “foglia di fico” (mera accettazione di scelte calate dall’alto) o di “consultazione tattica” (fatta solo per perdere tempo ed intralciare magari un candidato non gradito). L’attuale dibattito sulle “primarie di sotto e di sopra”, lanciato a giorni alterni sui giornali, appare semplicemente comico, se non fosse tragico.

*economista