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Tribunale di Avezzano: confermata la chiusura

di Pierluigi Palladini

Il Tribunale di Avezzano ha una data di morte certa, bella e scritta. Con l’arrivo dell’anno 2018, in settembre, le sue funzioni saranno accorpate al Palazzo di Giustizia di L’Aquila. A certificare questa realtà è stato, giorni fa, a L’Aquila, confermando le anticipazioni “soft” della sottosegretaria Federica Chiavaroli, nientedimeno che il Ministro Andrea Orlando in persona.

Il Ministro della Giustizia, infatti, ha gelato le speranze tenute in piedi ancora da qualcuno per salvare i Tribunali di Sulmona e Avezzano dalla soppressione, con data già fissata, come detto, al settembre 2018. La speranza era legata alle proroghe, e proprio sulla questione proroghe Orlando ha chiarito di non avere alcuna disponibilità.

Il Guardasigilli, infatti, in modo lapidario, ha dichiarato che «quello che è avvenuto nel resto d’Italia dovrà avvenire anche in Abruzzo», per intendere che si arriverà alla prevista soppressione dei tribunali del capoluogo peligno e di quello marsicano, che saranno accorpati a quello dell’Aquila, senza più rinvii.

Intanto si attende ancora un incontro dei parlamentari e delle delegazioni del Consiglio forense con il ministro Orlando. Un incontro annunciato dalla senatrice Paola Pelino per la giornata del 6 ottobre e poi rinviato a data da destinare.

La partita tribunale, ad ogni modo, sembra ormai chiusa e sarebbe da ingenui pensare che un’eventuale crisi di governo post-referendum, con relativo cambio di esecutivo, potrebbe generare qualche mutamento. La eventuale crisi, infatti, porterebbe ad un accordo che preveda un esecutivo con pochi punti, come legge elettorale e finanziaria, per arrivare a fine legislatura. Ma in quel modo settembre 2018 sarebbe cosa fatta ed essendo quella la scadenza della proroga attualmente in vigore, per i tribunali minori non ci sarebbe più nulla da fare.

Insomma, tornando ad Avezzano, ma il discorso vale anche per Sulmona, Lanciano e Vasto, “Morituri Te Salutant” dicevano i gladiatori nell’arena rivolti all’imperatore di Roma. “Morituri Te Salutant” possono tranquillamente dire le popolazioni interessate ai vari Dalfy, fratelli dipangrazios e compagnia bella, rivelatisi la classe dirigente più parolaia, meno influente e meno produttiva che la Marsica abbia mai avuto nella storia. Il problema, però, è che il conto, come al solito, non lo pagano loro, cosa della quale, con tutto il rispetto, non ce ne interesserebbe proprio nulla, ma di nuovo i territori e le popolazioni.

Immaginate da fine 2018 una persona di Balsorano, piuttosto che di Gissi, di Pratola o di Ortona a Mare, doversi recare nel rispettivo capoluogo provinciale, peraltro apparentemente soppresso, per un certificato giudiziario o per un piccolo giudizio civile? Molti, è prevedibile, preferiranno astenersi dall’avviare qualsiasi lite giudiziaria e questo non solo per la distanza ma soprattutto per l’aggravarsi dei costi, già proibitivi, per adire alla giustizia. Insomma, dopo la sanità pubblica ormai costosa come la privata, la scuola pubblica messa in condizioni di operare solo grazie ad atti eroici, ora è il turno della giustizia ad essere resa ad appannaggio di pochi.

I diritti dei più si stanno restringendo al pari delle capacità economiche che vedono la maggior parte dei cittadini, al di là delle palle renziane, dalfonsiane e dipangraziane, dover lottare per far combaciare conto corrente, chi ancora lo ha, e calendario.

Questo, tornando ad Avezzano, ci deve far riflettere un attimo.

In questi venti anni in tanti, troppi, hanno parlato, urlato, arringato, minacciato atti clamorosi in difesa del Palazzo di Giustizia di Avezzano. Il peana del Tribunale con un carico di lavoro secondo solo a Pescara, con una mole di fascicoli in entrata da tribunale maggiore e una produttività di sentenze non indifferente, oltre al ritornello del territorio, dell’omogeneità e via dicendo, se lo ricordano tutti nella Marsica. Non tutti si ricordano, però, delle troppe volte che il problema è stato dato per risolto e le troppe volte che si è sempre trovato il Masaniello di turno che cercava di cavalcare la tigre per fini meramente ed esclusivamente personali.

Noi vi abbiamo sempre detto la verità e per questo vizio stupendo ci siamo presi, anche orgogliosamente, delle querele dal Don Rodrigo di turno. Noi continuiamo a dirvi la verità. Ed allora, visto che si avvicinano le elezioni ad Avezzano, sicuramente sentirete, oltre ai dipangrazios, anche qualche candidato sindaco, magari anche molto esperto e molto addentro alla vicenda, assicurarvi che darà la vita, si farà arrestare, torturare, ardere vivo, che porrà il suo corpo come scudo umano a protezione del Palazzo di Giustizia di Avezzano. Sappiate che vi si sta raccontando l’ennesima bugia, una nuova favola da arruffapopolo, una panzana, insomma.

Il Tribunale di Avezzano è chiuso e la colpa non è di chi lo ha chiuso. La colpa è di chi lo ha fatto chiudere e di chi, prono da sempre alle aristocrazie politiche regionali e nazionali, in questi venti anni ha permesso che si desertificassero Avezzano e la Marsica. Quella del Tribunale sembra ahimè la fotocopia di una storia già vista, quella degli Aiuti di Stato per lo sviluppo, dai quali la Marsica è stata esclusa nel 2014. Anche allora, come adesso, urla e strepiti e dipangrazios in campo a promettere e chiacchierare, il tutto corredato da “gruppi di lavoro” a go-go. Anche allora, come ora, la politica ridotta a comunicati stampa, a burlesque, a farsa tragica consumata sulla pelle della gente.

Ma le elezioni comunali ad Avezzano sono vicine e la gente ha più memoria di quanto si creda.