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Morte Fidel Castro. Benedetti: un lutto vero

“Il più grande protagonista della Storia della emancipazione dei popoli oppressi da ogni forma di imperialismo economico e militare. Uomo colto e sensibile, combattente e rivoluzionario, pragmatico ed efficace.”

Le parole sono di Carlo Benedetti, presidente del Consiglio Comunale dell’Aquila, da sempre vicino alla vicende cubane, alfiere dei Comunisti italiani e legato ad un pezzo di storia che oggi, con la morte di Fidel Castro, è diventato leggenda.

“E’ un lutto vero per me, quasi personale” dice a Il Capoluogo. “Una perdita enorme. Nell’immaginario collettivo di quelli che un tempo erano giovani comunisti, Fidel Castro era un personaggio immortale, una figura di riferimento mitica: ecco, una figura che entra a pieno titolo nella mitologia moderna. Storicamente lui rappresenta il più grande protagonista della Storia della emancipazione degli ultimi, degli oppressi.”

“È quello che ha trasformato il ‘bordello’ degli Stati Uniti, il ‘casinò’ degli Stati Uniti in un paese con indici quasi europei. Non parlo di PIL, di spread: parlo di alfabetizzazione, dell’aspettativa di vita più alta di tanti paesi occidentali, della scolarizzazione intesa come scuole superiori e istituzioni universitarie. Parliamo di diritti: diritto al lavoro, diritto alla casa in un paese, Cuba, che poteva essere come Haiti, come l’Honduras e invece non lo è. E tutto questo nonostante l’embargo vergognoso e anche crudele da parte degli Stati Uniti.

“Uno che per 50 anni è stato così determinante per il mondo e per la politica internazionale è uno statista assoluto, senza dubbio”.

Un lutto personale, conclude Benedetti. “Voglio dire: quale giovane comunista non ha mai sognato di vivere a Cuba?