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Joumana Haddad: La libertà è femminile

Joumana Haddad, scrittrice, poetessa e giornalista libanese, è l’ospite d’onore della 15esima edizione del Premio letterario internazionale dedicato alla poetessa e scrittrice aquilana Laudomia Bonanni. 

Oggi, venerdì 25, la poetessa sarà all’Aquila  per l’incontro ad Onna e sabato 26  all’Auditorium del Parco per la cerimonia di Premiazione.

“Una donna bella, ribelle ed anticonformista; una tra le 100 donne arabe più influenti per il suo attivismo sociale e culturale”. Così la definisce Liliana Biondi, docente dell’Universita degli Studi dell’Aquila, nella sua presentazione, -che qui vi proponiamo – dal titolo Joumana Haddad: La libertà è femminile.

Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
Ed io glielo lascio credere.
E creo
. (Donna di Joumana Haddad)

Joumana Haddad: La libertà è femminile

Araba di Beirut nata nel 1970, colta, libera pensatrice, poliglotta, poetessa, narratrice, giornalista, traduttrice, Joumana Haddad è anche una donna bella, ribelle ed anticonformista; una tra le 100 donne arabe più influenti per il suo attivismo sociale e culturale.

Docente dell’Università libano-americana di Beirut, responsabile delle pagine culturali dello storico quotidiano libanese  An Nahar fondato nel 1933, amministratrice dell’IPAF, la sezione araba del prestigioso Booker Prize, Joumana Haddad è anche fondatrice della rivista in lingua araba “JASAD”, cioè “corpo”, rivista specializzata nelle arti e nella letteratura del corpo, «quel corpo – ella afferma – definito dal poeta Novalis come “l’unico tempio vero di questo mondo”; il corpo, non solo nelle sue manifestazioni erotiche, ma in tutte le sue rappresentazioni»: una rivista distribuita in tutto il Libano, comprese le zone più conservatrici del Paese, e che ha nell’Arabia Saudita il più alto numero di abbonamenti, segno di quanto sia vivo e urgente, nel mondo arabo, il desiderio di conoscere e di riappropriarsi in tutte le sue manifestazioni dell’elemento corporeo, così vivo e presente nell’antica letteratura araba, e poi, nel tempo, sommerso e tralasciato. Vincitrice di numerosi premi come artista, giornalista e operatrice, è stata coautrice e interprete del film Che succede? della regista libanese Jocelyne Saab ed ha partecipato ad un documentario sul celebre poeta palestinese Mahmoud Darwish, già ospite del nostro Premio L’Aquila-BPER.

Joumana Haddad, che parla fluentemente sette lingue, tra cui l’italiano, ha scritto opere in lingue diverse; altri suoi libri, tradotti, sono noti nel mondo, e dappertutto ha ricevuto numerosi premi. Già dal titolo, alcune sue opere tradotte in lingua italiana riflettono la personalità e il messaggio dell’autrice. La silloge poetica Adrenalina (Edizioni del Leone, 2009) è una raccolta di poesie al femminile ordinata à rebours, dall’oggi verso il passato; poesia che mette in primo piano la libertà, unica vera adrenalina verso la vita: libertà di dire e di tacere, di mostrare e di nascondere, di annuire e di rifiutare, di possedere e di abbandonare, di dilapidare e di risparmiare; quella libertà che impone coraggio, dignità, parità tra i sessi, se non superiorità femminile. Un punto di vista, questo, che Joumana meglio esprime in Il ritorno di Lilith (Edizioni dell’Asino, 2009). Qui, traendo spunto dalla figura mitologica di Lilith, la narratrice racconta di una donna creata, come Adamo, dalla terra (Gea) e quindi, in quanto tale, pari all’uomo e non a lui sottomessa, ragion per cui essa abbandona il Paradiso terrestre. Racconto, questo della Hadad, che ha ispirato l’omonimo spettacolo teatrale per voci e musica, rappresentato nel 2009 a Viterbo e al Teatro Eliseo di Roma. Altro scritto notevole è Ho ucciso Shahrazad. Confessioni di una donna araba arrabbiata (Mondadori 2010): intenso testo in cui Joumana narra difficoltà, lotte, gioie, dolori, speranze, sfide problemi delle donne arabe e la sua reazione personale fatta di letture precoci, di esperienze e di scrittura poetica disinibita, che la hanno formata come donna, come artista, come intellettuale. Segue Superman è arabo. Su Dio, il matrimonio, il machismo e altre invenzioni disastrose (Mondadori 2013), in cui tra versi e prosa, tra narrazione e saggio, Haddad distrugge e annienta l’uomo macho, soprattutto quello arabo, che seguendo i miti del supereroismo pensa di dover salvare il mondo, mentre, al contrario, il mondo deve salvarsi da questo essere ingombrante sotto tutti i profili. Al machismo si contrappone l’essere donna tout court e non soltanto essere donna araba, di cui Joumana rappresenta il volto libero, “svelato”, moderno, anticonformista, un volto che nella realtà araba libanese coesiste, senza nessun intento di influenza reciproca, con l’altro, velato e conformista. Emblematica è la poesia Donna, in cui Joumana svela, senza svelarla, l’intimità femminile, emancipata ed eroica, che anche in silenzio, con pacatezza, con la saggezza di chi ha saputo e sa attendere per agire, è conscia di essere libera e perciò creativa, anche di fronte alla millenaria, apparente subordinazione al maschio:

Nessuno può immaginare / Quel che dico quando me ne sto in silenzio / Chi vedo quando chiudo gli occhi / Come vengo sospinta quando vengo sospinta / Cosa cerco quando lascio libere le mie mani. /
Nessuno, nessuno sa / Quando ho fame quando parto / Quando cammino e quando mi perdo, / nessuno sa che per me andare è ritornare, / e ritornare è indietreggiare / che la mia debolezza è una maschera / e la mia forza è una maschera / e quel che seguirà è una tempesta. / Credono di sapere /
Ed io glielo lascio credere / E creo.//

Alcune sue poesie sono incluse in due antologie curate da Valentina Colombo: Non ho peccato abbastanza (Mondadori, 2005) e Parola di donna, corpo di donna (Mondadori, 2006). Ha scritto invece direttamente in lingua italiana la favola ecologica per ragazzi Le sette vite di Luca (Mondadori junior 2011): in sette racconti poetici e polemici, teneri e graffianti, Joumana racconta ai bambini storie di amicizia, di libertà, di rispetto per la natura, ma anche di devastazione, di inquinamento, di interessi economici, ed insegna loro la strada per salvare la natura.

Una “scrittura con le unghie”, quella di Joumana Haddad, che, come ella stessa afferma, significa «scavare per scoprire cosa c’è sotto, non per arrivare alla fine di un tunnel. Scavare con l’impazienza di una golosa, con la sensualità di un’impudica, con l’umiltà di una perdente, e con la spietatezza di una criminale. Scrivere è anche sinonimo di sfidare. Sfidarmi». E nella sfida femminile, le unghie sono una parte importante del corpo, la parte estrema delle mani che accarezzano e graffiano, che danno piacere e dolore, che afferrano e lasciano, che deliziano e torturano, che distruggono e costruiscono, anzi, creano.

Liliana Biondi