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In fuga da Avezzano, 2mila trasferiti in 3 anni

di Pierluigi Palladini

 C’era una volta una città che si affacciava su un lago, distrutta due volte da un terremoto e dalle bombe della seconda guerra mondiale e per due volta tornata in piedi su se stessa. Una sorta di araba fenice che risorge dalle se ceneri benché colpita a morte.
C’era una volta una città che, nonostante travolta da Tangentopoli trovò la strada di risorgere moralmente ed economicamente grazie al Sindaco Mario Spallone che in dieci anni cambiò la faccia a questa città.
C’era una vota una città di 40mila persone che sembrava più un grosso paesone ma dove, grazie a quel decennio caratterizzato dalla voglia di crescere e svilupparsi, arrivarono grandi aziende, nuovi uffici, un commercio diverso, facoltà universitarie e addirittura un movimento culturale cittadino di no poca rilevanza con spettacoli di ogni genere che impegnavano tutto l’anno le strutture dedicate alla cultura presenti in attesa che si concludessero i lavori ultra decennali del nuovo teatro.
C’era una volta una città che in pochi anni riuscì a crescere ed a svilupparsi ed a diventare persino una città che attraeva persone anche da fuori regione che la trovavano estremamente gradevole e vivibile.
C’era una volta e adesso non c’è più perché, come tutte le favole o si arriva al lieto fine o ci si avvia verso una situazione di melanconia indescrivibile. Questa città, la nostra città, Avezzano, negli ultimi 15 anni, a soprattutto negli ultimi sei, ha vissuto la tragedia dell’involuzione. Come in un incubo, a causa nella crisi economica sicuro, ma anche e soprattutto grazie all’inettitudine di chi l’ha governata dal 2002 in poi, man mano che i giorni, le settimane, i mesi e gli anni trascorrevano, in questa città son sparite aziende, uffici, negozi, attività, cultura, vitalità. E mentre nel Palazzo Municipale si continua a discutere di sensi unici, anelli, assunzioni più o meno clientelari, progetti di piccolo cabotaggio, Avezzano è arrivata al dato “clinico” che ufficializza lo stato gravissimo della malattia.
Andando semplicemente a leggere i dati forniti dagli stessi uffici comunali, questa volta de il “DiPangrazioSindaco” ritenesse di dover querelare lo faccia con i suoi stessi uffici, in un solo triennio sono “spariti” da Avezzano poco meno di 2000 italiani residenti. Insomma avezzanesi che hanno deciso di andare via, in altre città e regioni ma anche all’estero, per trovare una nuova e soprattutto migliore prospettiva di vita. E c’è da dire che sta iniziando anche un importante fenomeno di stranieri che dalla nostra città vanno via perché non più nelle condizioni di vivere con le loro famiglie.
Questi i numeri riassunti in modo schematico.

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Insomma, polemiche e scontro preelettorale a parte, Avezzano sta vivendo una situazione estremamente difficile come poche altre volte nella sua storia. A testimoniarlo c’è l’addio di questi 2000 nostri concittadini andati a cercar fortuna altrove e le centinaia di stranieri che sono andati via. Oltre, naturalmente, al panorama desolante che offrono il centro cittadino e il nucleo industriale ridotti ormai a poca insignificante cosa. Di questa concreta realtà e delle sue gravissime implicazioni socioeconomiche bisogna occuparsi ora. Non per il presente, ormai irrimediabilmente compromesso, ma per il futuro.