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Il miele del gigante buono

Oltre Natale, una rete che duri nel tempo #leimpresechenontremano
Il Capoluogo metterà  a disposizione, ogni fine settimana, uno spazio dedicato alle aziende messe in ginocchio dal sisma che ha colpito gran parte dell’Italia centrale. L’intento è quello di contribuire alla costruzione di  una rete solidale che duri  nel tempo. Si avvicina Natale e ci sarà una corsa agli acquisti pro terremotati. Iniziativa del tutto lodevole, che fa leva sulla generosità e sulla emozione del momento.

Il problema vero sorgerà una volta passata la prima fase dell’emergenza, quando le popolazioni colpite dovranno fare i conti con i tempi psicologici e i tempi logistici per riorganizzarsi, riprendere le produzioni o ripensare le filiere di vendita. Chi  resterà nelle zone colpite, chi con coraggio e determinazione, come gli allevatori,  sceglierà di restare, chi vorrà far ripartire la produzione di formaggi o l’agricoltura, avrà bisogno di aiuto, avrà bisogno di un supporto che garantisca una vendita costante dei prodotti. Per questo è necessario mettere in piedi un ragionamento di rete, insieme a tutte le realtà italiane che lo vorranno: gruppi di acquisto, distretti, associazioni ed altre realtà no profit, per cercare di salvare una economia sana, legata alle peculiarità dei territori e il destino di un turismo sostenibile.

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La prima storia che vi raccontiamo è quella dell’Azienda Apistica Casini, di api che viaggiano e di Eugenio, che non c’è più.

Il miele del gigante buono

di Antonietta Centofanti
Incastonata nella cornice del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, alle pendici del Monte Pizzo di Sevo nel comune di Amatrice, era situata  l’Azienda apistica Casini che produceva un tipico miele millefiori di alta montagna dal colore scuro dato dalla visita delle api su piante di castagno e dalla raccolta della melata. Un miele speciale, pluripremiato.  La notte del 24 agosto ha spazzato via anche questa piccola oasi incontaminata,  ma non per sempre, poiché è partito l’S.O.S. per le api di Amatrice e in molti lo stanno raccogliendo.

A lanciarlo è stata  l’Associazione Postribù Onlus, all’interno del più ampio progetto PosTerremoto“, di sostegno alla rinascita e riconversione dell’economia delle zone terremotate. “Miele per la Vita”  – che sa di dolcezza e di  speranza –  è uno dei primi tasselli e consiste nella adozione della Azienda apistica Casini che quella terribile notte ha visto cancellata una intera famiglia. Ma chi è rimasto vuole continuare a lottare, anche per onorare la memoria e la fatica di chi non c’è più. Oggi le api sono al sicuro  ad Ancona e se ne occupano apicoltori amici. La loro casa era a  Rocchetta di Amatrice, oggi zona rossa interdetta all’accesso. Torneranno in primavera. Ne è sicura Amalia, sopravvissuta, insieme alla sorella e alla madre, al resto della famiglia: il fratello Eugenio, titolare dell’azienda, sua moglie e la sua bambina.

“Eugenio, ma nessuno lo chiamava così in paese, per tutti era Gecco, era un omone alto  quasi due metri, pesava 115 kg e aveva grandi baffi”. Così lo descrive Amalia. “Lo chiamavano il gigante buono – continua – amava le moto, era un meccanico mancato. Ma amava soprattutto le api e quel lavoro, che è duro, delicato ed era il lavoro di nostro padre”. Racconta della solidarietà ricevuta, del sostegno degli apicoltori, un mondo incontaminato di profumi e ronzii e della speranza di poter salvare quanto iniziato dal padre e proseguito dal figlio. Le incognite e le difficoltà sono tante, ma Amalia non si spaventa. Oggi vive a San Benedetto del Tronto in un albergo con la sua famiglia, due bambini e il marito.

A costringerla ad abbandonare definitivamente  il paese è stata  la scossa del 30 ottobre, che ha reso ‘ impraticabile’ tutto: strade, casa, lavoro. Ma sente tutto il peso di quella vita irreale. ” Bisogna far finta di essere in vacanza – dice – altrimenti non si può sopravvivere. E le vacanze finiscono. In primavera torneremo a casa. Noi continuiamo ad andare ad Amatrice. Ieri mia madre è andata lì per sistemare i melai. Si lavora per preparare il rientro delle api che sono il legame tra il passato e il futuro e tra le generazioni”. E il  futuro forse si chiama Postribù, l’associazione che  ha deciso di adottare l’azienda, occupandosi della conservazione e salvaguardia delle arnie e degli sciami, facendo rete con associazioni di categoria e apicoltori marchigiani e reatini.

Lo sguardo è oltre la catastrofe, e  le cose da fare sono tante.  Innanzitutto procurare il cibo per l’inverno perché le api hanno finito le scorte di miele, proteggerle dalla varroa, un acaro che decima le api italiane e riavviare la produzione, con l’acquisto di nuove attrezzature per il laboratorio. Ma anche mettere in moto un meccanismo di vendita e  spedizione dei prodotti che si colleghi al circuito di economia solidale italiano: gruppi di acquisto e convenzioni con negozi o aziende amiche che partecipano a fiere e mercati. Per sviluppare il progetto sul lungo periodo, Postribù sta coinvolgendo giovani disoccupati, residenti nei Comuni di Amatrice, Accumoli o Arquata del Tronto. L’idea è quella di organizzare un corso di formazione avanzata per diventare apicoltori professionisti.  E magari, uno di loro ad aprile, quando le api torneranno a casa, potrà dare una mano perché si torni a produrre il buonissimo miele dei Monti della Laga. Amalia sa che non sarà facile ricominciare. Ma attende ugualmente  il ritorno delle api e della primavera. Il gigante buono farebbe così.
Chi è interessato al corso di formazione dovrà presentare la domanda  all’indirizzo mail post.tribu@gmail.com
mentre chiunque voglia sostenere il progetto “MIELE PER LA VITA” può fare una piccola donazione sul conto

IBAN  IT50D0501803200000000132022 – causale: progetto Miele per la Vita

Donazioni e spese saranno periodicamente rendicontate sul sito della associazione

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