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Migranti, una sottocommissione per uscire dal limbo

di Eleonora Falci

Vanno via dai loro paesi d’origine per fame, guerra, persecuzioni politiche o religiose. Arrivano sulle nostre coste, quando riescono ad arrivarci vivi: l’ultimo naufragio in Mediterraneo, dell’inizio del mese, parla di oltre 200 vittime. Iniziano le procedure sanitarie e burocratiche: vengono curati, fotosegnalati e infine sistemati, secondo le quote previste dal Governo, nelle strutture delle varie Regioni italiane.

E’ questa la via dei migranti in Italia, il modo in cui profughi, richiedenti asilo e migranti economici cercano un’alternativa, un destino diverso, si spera migliore. I numeri sono altissimi e più volte le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale – ovvero le commissioni che concedono lo status di rifugiato o l’asilo politico, audendo ogni migrante che faccia richiesta – si sono trovate oberate dal lavoro: una domanda riesce ad essere evasa, con l’audizione e l’esame della pratica, in non meno di 6 – 8 mesi.

“Per questo” spiega a Il Capoluogo il presidente della Commissione consiliare regionale speciale sul Fenomeno immigratorio e lavoro sommerso Emilio Iampieri “ho fatto richiesta al Governo di istituire una Subcommissione all’Aquila: un sostegno burocratico e pratico alla Commissione di Ancona, in particolare, che servirà a smaltire più velocemente il processo di audizione ed esame della documentazione. Ho avuto ampie rassicurazioni sul fatto che la mia richiesta, fatta al Prefetto Alecci e inoltrata al Ministero dell’Interno, verrà accolta”.

Cosa comporta avere sul territorio una Subcommissione, praticamente? “Nessuna invasione” sottolinea Iampieri. “Nella giornata ideale di una Subcommissione, come di una Commissione, riescono ad essere audite 7, 8 persone al giorno. Ogni audizione dura un’ora all’incirca. Queste persone vengono prelevate dai centri in cui si trovano, portate nella sede di audizione e alla fine della giornata riportate al punto di origine. I Commissari analizzano caso per caso: la media di persone che ottengono lo status di rifugiato è del 15%.”

“Non è una novità, peraltro, l’istituzione di una Subcommissione” prosegue Iampieri. “Foggia lo è per Bari, Perugia per Firenze. L’Aquila dipenderebbe da Ancona: per noi è giusto che sia all’Aquila non solo perché è il capoluogo ma perché servirebbe a snellire le pratiche in maniera molto celere. Senza contare, inoltre, il risparmio economico, visto che si vanno così ad abbattere le spese di trasferimento di operatori e migranti verso città più lontane.”

Una richiesta, quella della Subcommissione, caldeggiata anche dall’Assessore regionale Marinella Sclocco, che aveva già avanzato richiesta due anni fa. Allora non venne accettata ed ora si resta comunque in attesa che le voci informali si trasformino in realtà.

La situazione migranti, in Abruzzo, non è certo al collasso, paragonata ad altre realtà italiane. Ci sono 3600 migranti, meno di 1000 per provincia: nelle strutture abruzzesi ci sono il 2% dei migranti presenti sul suolo italiano. Facendo un esempio, all’Aquila il Movimento Celestiniano ospita 150 migranti: 100 uomini, 40 donne e 10 bambini.

In questo momento in Italia ci sono due grandi forme di accoglienza, entrambe facenti capo al Ministero degli Interni: il CAS (Centro d’Accoglienza Speciale) e lo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), che prevede il coinvolgimento dei comuni.
Una volta oltrepassato il confine, i migranti vengono sottoposti ad un primo screening sanitario, per poi essere smistati nei centri di prima accoglienza (CAS). Una parte rientra nei progetti SPRAR (ente titolare i comuni; ente gestore l’ARCI) presenti a L’Aquila, Pizzoli, Castel del Monte, Pescara, Teramo, Fossacesia e Roseto degli Abruzzi; il resto delle persone viene sistemata nei centri di accoglienza straordinaria.

“Le esperienze condotte a Pizzoli e Castel del Monte – aveva detto a questo giornale Andrea Salomone, coordinatore presso l’Arci del progetto SPRAR – ci raccontano come, con le opportune e necessarie accortezze, dai piccoli numeri al coinvolgimento delle popolazioni locali, l’accoglienza dei migranti possa diventare un evento condiviso e accettato“. A Pizzoli i richiedenti asilo sono 15 e sono distribuiti su tre appartamenti, a Castel del Monte vivono in 15 in un’unica struttura, a L’Aquila sono in 21 e vivono in tre appartamenti. Si può parlare, in qualche misura, di una accoglienza ‘diffusa’. In tutti e tre i comuni si sono svolte iniziative, realizzati laboratori e momenti di incontro con le comunità ospitanti.

Al tempo stesso, in questo 2016 non sono mancate le polemiche, politiche e di una parte di cittadinanza, legate all’accoglienza: non solo all’Aquila – con diverse decine di migranti ospitati in un palazzo di via Roma a partire da questa estate- ma anche nei centri vicini, Fossa su tutti.