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L’Aquila disorientata, integrazione impossibile

sartadi Silvio Sarta*
La gestione dei flussi dei migranti è come un ferro rovente, obbligatorio da afferrare ma quasi impossibile da maneggiare.
La dislocazione di migliaia di anime sofferenti in tutto il territorio del Paese, lontani dal mare che ha l’aspetto di un nastro trasportatore oppure troppo spesso di una tomba, diviene metallo cangiante: cioè oro per il business dell’accoglienza (oggi mediaticamente abbastanza sottotraccia ma forse ancor più aggressivo e sfacciato), o anche freddo acciaio, imperturbabile alla logica delle cose e, come al solito, al buon  senso. Tutto questo ormai da anni, con numeri crescenti e insostenibili, al  variare di governi, proclami, decreti, proteste e disagi.
Una strada appena praticabile non esiste e le menti restano per lo più chiuse a chiave all’interno dei santuari decisionali.
Sognando l’esistenza di un alfabeto minimo della questione, l’ABC di tutto dovrebbe risiedere nell’analisi attenta del territorio, della sua grandezza, struttura, vocazione, dei rapporti numerici con la popolazione che non possono essere pareggiati o rovesciati. Questa e’ regola elementare.
E invece prevale l’alfabeto contrario, che si fa scudo del valore universale dell’accoglienza (ovviamente condivisibile in pieno), salvo declinarlo alla cieca. Chiunque dubiti  o protesti, spesso nell’interesse prettamente  umano dei migranti, viene recintato ipso facto nel canile ove i latrati etichettati razzisti si scontrano e rimbalzano senza costrutto e soluzioni.
Prefetti e sindaci si rincorrono o si evitano. I cittadini sono confusi. Le strategie latitano.
Il caso di L’Aquila è addirittura clamoroso. La città infatti è stata individuata, al pari di Ancona e Bari, come snodo di ulteriori e poderosi flussi di migranti.
La logica della decisione è abissalmente lontana dalla realtà, poiché da sette anni e mezzo il problema aquilano è quello della disgregazione forzata del territorio, del  disperato recupero, anche parziale e progressivo, di una identità sociale e,  appunto, territoriale  che per secoli e’ stata pane quotidiano. Disorientare ancor più l’Aquila per legge è una mostruosità giuridica, storica e umana, perché condannerebbe matematicamente le parti (residenti e nuovi migranti)  all’ennesima integrazione impossibile.

**Silvio Sarta, giornalista sportivo Rai, lavora per anni con Biscardi nel Processo del Lunedì; Telemontecarlo; direttore sportivo Rete8. Scrittore ed attore teatrale.