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Arrivano i big: la Regione può attendere

di Eleonora Falci

Giovedì la visita di Renzi, venerdì quella di Delrio: altro appuntamento, venerdì, con la riunione congiunta delle Commissioni che ieri ha portato ad un nulla di fatto, se non all’esasperazione dei Cinque Stelle che hanno definito l’agire di maggioranza e minoranza in Commissione come ‘un mercato delle vacche squalificante‘.

L’agenda della Regione Abruzzo, o meglio, della maggioranza e del suo Presidente D’Alfonso, è fittissima in questi giorni pre referendum in cui Renzi, è chiaro, chiama a sè i sodali democratici per riuscire a superare lo scoglio del 4 dicembre. Peccato che questo ‘fare quadrato’ si intersechi con una crisi di risultati – così la si potrebbe definire in gergo sportivo – che ormai è palese in Regione, visto che per l’ennesima volta le sedute convocate a palazzo dell’Emiciclo hanno prodotto poco, troppo poco.

E dire che oltre al consiglio ordinario (con all’ordine del giorno punti anche importanti quali la legge REASTA, il servizio di elisoccorso in Regione, la Pet Therapy nonché l’immancabile da oltre un anno, ormai, elezione del Garante dei Detenuti) erano stati convocati due consigli straordinari: ma con risultati miseri.

Uno dedicato alle vasche di laminazione del fiume Aterno – Pescara: ma manca il Commissario Straordinario per le opere di difesa del suolo, il Presidente D’Alfonso appunto, che è assente per seguire dall’Ambasciata americana a Roma le elezioni. La discussione si rivela più una denuncia che una presa di impegno.

L’altro è dedicato ai migranti: lo scontro si fa acceso tra Forza Italia, che propone più hub regionali per fronteggiare il problema, e l’Assessore Sclocco che rivendica le azioni fatte in questi anni. Si conclude con l’approvazione in Aula di un documento condiviso e una serie di azioni da intraprendere. Qualcosa, sì: ma di certo non è una questione che si può risolvere in un consiglio di un’ora.

Ma l’Aula si scalda quando, dopo l’ennesimo rinvio dei lavori, dal PD viene proposto l’aggiornamento della seduta a sabato: una proposta che per la consigliera Marcozzi proviene dall’analisi dell’agenda del solo Partito Democratico, che in quel giorno era evidentemente libero da impegni.

Non si contiene Febbo: “Siamo di fronte a una maggioranza che si è liquefatta, che non esiste più e che ci tiene in Aula per discutere del nulla. I dirigenti non vengono in Aula e non forniscono chiarimenti sui tanti rallentamenti delle leggi, come quella che prevedeva lo sblocco dei fondi per i lavoratori dei centri di ricerca che da almeno 2 anni aspettano le retribuzioni”

Febbo attacca anche Di Pangrazio: “Lei, Presidente, deve garantire che i dirigenti vengano in Aula: li paghiamo 300mila euro, vanno alla Leopolda e qui non vengono. Lei deve prendersi le sue responsabilità, richiamandoli”.
“Questo è uno dei motivi per cui uno potrebbe firmare la mozione per sfiduciarla” aggiunge il vulcanico consigliere di Forza Italia che richiama il tema, velenoso, della sfiducia a Di Pangrazio.  A dire il vero,movimenti ‘sospetti’ facevano pensare che qualcosa si stesse muovendo in quella direzione: conciliaboli a tre (Gerosolimo, Di Matteo, Olivieri), passaggi di documenti, consiglieri presi da parte ora dall’uno, ora dall’altro. Ma di fatto la sfiducia pare essere ancora solo un argomento sulla bocca di molti.

regione: gerosolimo, olivieri, di matteo

Alla fine di una giornata di tensioni, rimane il rinvio della seduta odierna a martedì prossimo – con la maggioranza a piegarsi, non avendo il numero legale, alle richieste delle opposizioni – e l’amaro in bocca per una situazione di stallo nella quale il governo regionale pare essere sprofondato.

Un ‘mercato delle vacche squalificante’, per tornare al principio, che in Commissione propone “oltre 2 milioni di Euro di finanziamenti a pioggia e senza criterio a comuni, associazioni e fondazioni, inseriti in un emendamento intruso alla legge sui Centri di ricerca del settore agricolo.” Le parole sono dei consiglieri pentastellati: “nell’emendamento si passa dagli stanziamenti per le calamità atmosferiche, a quelli sulla formazione, da quelli del teatro, a quelli per gli eventi di interesse culturale, dalle manifestazioni storiche, agli eventi per la promozione regionale, senza alcun criterio e in folate mancanza di programmazione. Marchette – le potrebbe definire qualcuno – bipartisan, per il centro destra e per il centro sinistra”