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All’Abruzzo 4 mila migranti

migranti-1di Antonietta Centofanti
Migranti, il tema che ha caratterizzato questi ultimi mesi, che ha aperto  in  Europa conflitti laceranti, che ha visto sorgere barricate, alzare muri.
Ogni paese ha cercato di individuare delle soluzioni, a volta rispondenti a  scelte di accoglienza, altre volta di totale rifiuto. Se ne discute nelle segreterie dei partiti, all’interno dei sindacati, nei salotti della politica. Ma soprattutto all’interno delle istituzioni. Anche la Regione Abruzzo, oggi, dedica un consiglio straordinario al problema, sebbene la situazione non sia  certo al collasso.  In  questo momento in Italia ci sono due grandi forme di accoglienza, entrambe facenti capo al Ministero degli Interni:  il CAS (Centro d’Accoglienza Speciale) e lo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), che prevede il coinvolgimento dei comuni.
Una volta oltrepassato il confine, i migranti vengono sottoposti ad un primo screening sanitario, per poi essere smistati nei centri di prima accoglienza (CAS). Il problema riguarda anche L’Aquila e l’Abruzzo: la regione, deve ospitare fino al 2% dei migranti presenti sul territorio nazionale: sono circa mille persone per provincia.
Una  parte rientra nei progetti SPRAR  (ente titolare i comuni; ente gestore l’ARCI)  presenti   a L’Aquila, Pizzoli, Castel del Monte,  Pescara, Teramo, Fossacesia e Roseto degli Abruzzi;  il resto delle persone viene sistemata nei centri di accoglienza straordinaria. “Il problema principale dei soggetti che gestiscono l’accoglienza – ci spiega Andrea Salomone – è che non debbano avere particolari accrediti presso il ministero, anche se i criteri di bando vengono  decisi in autonomia da ogni prefettura. Ci troviamo di fronte, pertanto, a strutture con requisiti minimi ed a un controllo delle competenze insufficienti. Se si va sul sito relativo ai bandi si trovano CAS gestiti da B&B, o da meglio non identificate  associazioni. C’è persino una società denominata ‘Molise Vacanze’. L’offerta è sempre al ribasso e la rendicontazione  non prevede controlli, ma solo la trasmissione di fatture elettroniche. Le prefetture privilegiano spesso  le grandi strutture e i grandi numeri, con conseguente esplosione di problemi logistici e soprattutto di integrazione. La logica è quella dell’accoglienza ‘nuda e cruda’ per far fronte alla straordinarietà, all’emergenza. E non si affronta il problema in modo strutturale”.
I numeri parlano chiaro. Allo stato attuale ci sono sul territorio nazionale 3.090 CAS che ospitano 70.918 persone; 430 progetti SPRAR che ospitano 21.814 persone e 13 Centri Governativi (CARA) che ne ospitano 7.290.
Gli SPRAR sono invece progetti articolati, che mirano al conseguimento dell’autonomia dell’individuo, al suo inserimento nel mondo del lavoro e alla integrazione. Il loro punto di forza è la partecipazione attiva degli enti locali: il comune presenta il progetto e le varie realtà presenti sul territorio collaborano per l’erogazione dei servizi. “Le esperienze condotte a Pizzoli e Castel del Monte – continua Salomone –  ci raccontano come, con le opportune e necessarie accortezze, dai piccoli numeri al coinvolgimento delle popolazioni locali, l’accoglienza dei migranti può diventare un evento condiviso e accettato“. A Pizzoli i richiedenti asilo sono 15 e sono distribuiti su tre appartamenti, a Castel del Monte vivono in 15 in un’unica struttura,  a L’Aquila sono in 21 e vivono in tre appartamenti. Si può parlare, in quakche misura, di una accoglienza ‘diffusa’. In tutti e tre i comuni si sono svolte iniziative, realizzati laboratori e momenti di incontro con le comunità ospitanti. A Castel del Monte, all’inizio dell’estate, si è tenuto un corso – laboratorio sul gioco e gli antichi giocattoli a cui hanno partecipato i bambini del paese e i richiedenti asilo. Quest’ultimi hanno anche svolto dei lavori di ripulitura delle strade e sono stati pagati dal Comune con i vaucher. A Pizzoli c’è stata una grande festa di carnevale, animata dalle pupazze realizzate dai migranti nel corso di un laboratorio condotto da Massimo Piunti e che ha coinvolto anche i bambini”. Tutt’altri numeri invece, e ben altre reazioni, con i CAS. A Pizzoli, in una palazzina della Società Europa Risorse, sono ospitati 50 richiedenti asilo e in un B&B altri 40. A gestire la struttura la cooperativa Eta Beta. Altri 50 migranti erano previsti a Fossa, ma la rivolta della popolazione ha reso impraticabile l’accoglienza. Che la formula vincente sia lo SPRAR ce lo dice anche l’ANCI che chiede di uscire dalla  logica della  emergenza e “dal momento che sono i sindaci a metterci la faccia”, sollecita un meccanismo che inverta la rotta, ridando centralità all’amministrazione comunale e provando a dare ordine ad una situazione che altrimenti rischia di creare tensioni sul territorio.
“Lo SPRAR diventi il sistema, questo chiede l’ANCI, coinvolgendo i Comuni e lasciando all’emergenzialità, rappresentata dal CAS, una minoritaria presenza di migranti sul territorio”.
Su questa linea anche il Comune dell’Aquila che proprio in questi giorni ha fatto richiesta di prolungare il progetto SPRAR per il 2017 e il 2018. Mentre il Comune di Pizzoli ne ha chiesto l’avvio, con copertura fino al 2017. E infine, c’è una indicazione del Ministero dell’Interno, dell’11 ottobre scorso, che stabilisce “regole per l’avvio di un sistema di ripartizione graduale e sostenibile dei richiedenti asilo e dei rifugiati sul territorio nazionale attraverso lo SPRAR”.
Vedremo, oggi, quali saranno i suggerimenti o le scelte della Regione Abruzzo.