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Tribunale, Avezzano accorpato all’Aquila

La Corte Costituzionale sopprime il Tribunale di Avezzano. Decisione legata all’inserimento di Avezzano e la Marsica nell’area di crisi semplice, ovvero la condanna a morte sociale, civile ed economica di questa zona.
I giudici della corte, infatti, hanno definitivamente emesso la pronuncia sulla costituzionalità della chiusura dei tribunali minori e quindi anche di quello di Avezzano che sarà accorpato a quello di L’Aquila. La soppressione con accorpamento non scatterà subito ma dal 2018 in forza della proroga concessa alle province di L’Aquila e Chieti colpite dal forte sisma del 6 aprile 2009. Ora si è arrivati al momento della verità e il Palazzo di Giustizia di via Corradini rischia seriamente di diventare un monumento a quello che fu o al massimo camerino per modelle, come utilizzato spesso e di recente.
Il governo Renzi, con la sottosegretario Chiavaroli aveva annunciato una nuova proroga con slittamento nel Decreto Milleproroghe che dovrebbe essere varato ad inizio del prossimo anno ma, dobbiamo dirlo, questa sentenza della Corte Costituzionale mette un forte cappello alla riforma della geografia giudiziaria e soprattutto mette un forte chiavistello al palazzo di giustizia di Avezzano.
Ma questa vicenda va a legarsi con un’altra prova di inconsistenza politica  della classe dirigente locale. Il recente inserimento di Avezzano e della Marsica nell’area di “crisi semplice” da parte della Regione, propagandata dagli amministratori di Avezzano come una conquista, è in realtà una vera disdetta per tutta la zona. Infatti in quell’area è stato infilato praticamente mezzo Abruzzo col risultato di dover dividere esigui e poco significativi fondi per un numero altissimo di realtà. Quindi una sorta di mancia per il silenzio. Un combinato disposto che, unito a quanto già avvenuto in questi ultimi sette anni, produrrà una regressione sociale ed una ulteriore recessione economica della Marsica e di Avezzano tali da mettere seriamente in difficoltà la tenuta sociale dell’intero territorio.
Ma questi sono discorsi alti, da fare con una classe dirigente vera, aperta, preparata e sensibile positivamente anche alle critiche e alle proposte che vengono dai cittadini e dall’esterno dei palazzi, e non, invece, con una classe arroccata nel potere e su stessa, tutta protesa alla conservazione del poter stesso e  dei conseguenti privilegi.
Se qualcuno volesse ancora qualche prova dell’inconsistenza della classe dirigente avezzanese in particolare e marsicana in generale, tranne qualche rara e solinga eccezione, beh, la Corte Costituzionale nei giorni scorsi ha sancito questa inconsistenza a 360 gradi.
I giudici della corte, infatti, hanno definitivamente emesso la pronuncia sulla costituzionalità della chiusura dei tribunali minori e quindi anche di quello di Avezzano che sarà accorpato a quello di L’Aquila. La soppressione con accorpamento non scatterà subito ma dal 2018 in forza della proroga concessa alle province di L’Aquila e Chieti colpite dal forte sisma del 6 aprile 2009. Ora si è arrivati al momento della verità e il Palazzo di Giustizia di via Corradini rischia seriamente di diventare un monumento a quello che fu o al massimo camerino per modelle, come utilizzato spesso e di recente.
Il governo Renzi, con la sottosegretario Chiavaroli aveva annunciato una nuova proroga con slittamento nel Decreto Milleproroghe che dovrebbe essere varato ad inizio del prossimo anno ma, dobbiamo dirlo, questa sentenza della Corte Costituzionale mette un forte cappello alla riforma della geografia giudiziaria e soprattutto mette un forte chiavistello al palazzo di giustizia di Avezzano.
Ma questa vicenda va a legarsi con un’altra prova di inconsistenza politica  della classe dirigente locale. Il recente inserimento di Avezzano e della Marsica nell’area di “crisi semplice” da parte della Regione, propagandata dagli amministratori di Avezzano come una conquista, è in realtà una vera disdetta per tutta la zona. Infatti in quell’area è stato infilato praticamente mezzo Abruzzo col risultato di dover dividere esigui e poco significativi fondi per un numero altissimo di realtà. Quindi una sorta di mancia per il silenzio. Un combinato disposto che, unito a quanto già avvenuto in questi ultimi sette anni, produrrà una regressione sociale ed una ulteriore recessione economica della Marsica e di Avezzano tali da mettere seriamente in difficoltà la tenuta sociale dell’intero territorio.
Ma questi sono discorsi alti, da fare con una classe dirigente vera, aperta, preparata e sensibile positivamente anche alle critiche e alle proposte che vengono dai cittadini e dall’esterno dei palazzi, e non, invece, con una classe arroccata nel potere e su stessa, tutta protesa alla conservazione del poter stesso e  dei conseguenti privilegi.