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Sassa al collasso dopo il sisma

di Claudio Robimarga

A Sassa la via principale, Via Duca degli Abruzzi, che attraversa il paese è affiancata da case E.

Il traffico è notevole e insopportabile, spesso ci sono incidenti perché le auto private e i famigerati mezzi alti, ingombranti e pesanti, urtano le mura di queste case E (a Sassa non c’è più un balcone restato integro), provocando danni e facendo allargare crepe.

E’ da tener presente che gli automezzi passano raso muro, perché la via è stretta.

Un’amministrazione avveduta non dovrebbe aspettare il collasso sulla strada di qualche casa, come conseguenza di una scossa sismica.

Sono anni e anni, come dimostrano gli articoli sui giornali e i servizi delle TV locali, che chiediamo di mettere fine ai nostri disagi. A Sassa ci sono stati gravi incidenti con feriti, ma niente è mutato. Noi siamo “i lontani”, utilizzati per i voti, ma non ascoltati.

Ora, dopo l’ultima forte scossa di domenica 30 ottobre non si può più aspettare, altrimenti il “guaio” lo si sta aspettando, invece di prevenirlo.

La variante è ormai più che necessaria, prima che un rovinoso crollo imponga di non poter più transitare nell’angusta Via Duca degli Abruzzi che, oltretutto ha due pericolose strettoie: una venendo dall’Aquila all’entrata del paese e un’altra nel mezzo del suo centro storico. Il traffico pesante non deve più attraversare quello che prima di diventare un inferno era un tranquillo borgo. Ci sono alternative di transito, basta conoscere il territorio o interpellare chi, vivendoci e battendosi da anni, è anche provvisto di competenza.

Chiediamo ancora una volta un impianto semaforico all’inizio ed alla fine della frazione che consenta al traffico privato e dei mezzi pubblici di muoversi in maniera alternata e non con l’ammassamento caotico che oggi si verifica a danno della popolazione. Ci vorrebbe anche un autovelox (ci era stato detto che era possibile) che impedirebbe agli automobilisti di sfrecciare sicuri dell’impunità per l’indolenza colpevole delle varie amministrazioni che si sono succedute.

Negli anni ci sono state molte iniziative popolari dei “lontani”, cioè di quelli che non vengono mai ascoltati: raccolta firme, blocco stradale, lettere restate senza risposta, interventi sui media, conferenze stampa.

Risultato: il nulla assoluto.

Il palazzo non risponde ai “lontani” né prende provvedimenti per togliere loro disagi e pericolo. La frazione di Sassa non merita né una risposta né una soluzione ai problemi. Quelli di Sassa sono i “lontani”, una tribù lasciata ai margini. “Esploratori” senza dignità si presentano solo in campagna elettorale per convincerli che sono “vicini “ o che lo saranno. Poi le elezioni passano e tutto resta ignobilmente come sempre.

I “lontani” continuano a restare nella “riserva” del disagio. Con i problemi del passato e quelli del presente.

L’Aquila città territorio! Totò avrebbe detto: “ma mi faccia il piacere!”

P.S. Finora le autorità “cosiddette democratiche” hanno sempre risposto col silenzio.