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Effetto contagio e risarcimenti per la scossa 6.5

Potrebbe essere dovuto a un effetto ‘contagio’ il  terremoto di magnitudo 6,5 avvenuto il 30 ottobre vicino a Norcia: il sisma del 24 agosto avrebbe attivato la faglia che si è rotta il 26 ottobre, e quest’ultima potrebbe aver causato la terza rottura. Lo ha detto all’ANSA il sismologo Salvatore Mazza, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). E’ una sorta di effetto domino, ha detto l’esperto, “dovuto allo sforzo che si redistribuisce sulle altre faglie e che può indurre movimenti successivi.  Ancora non sappiamo bene – ha aggiunto – se si sono attivati vari segmenti della stessa faglia o segmenti di faglie molto vicine”. Nel primo caso è “come un gessetto che si rompe in tanti pezzi, che sono vari segmenti dello stesso pezzo”. In ogni caso, le rotture successive –  ha spiegato Mazza –  “sono dovute alla ridistribuzione dello sforzo su segmenti della stessa faglia o di faglie vicinissime. Quando le faglie ‘contagiate’ riescono ad assorbire lo sforzo non si rompono, quando invece sono già cariche e non riescono a farlo si rompono”. Mazza interviene anche sulla grandezza di un terremoto che  si misura con due valori diversi: la magnitudo e l’intensità. La prima si usa per stimare quanta energia elastica ha sprigionato, la seconda prende in esame gli effetti sull’ambiente, sulle cose e sull’uomo e “viene utilizzata per valutare i danni e dare i rimborsi per la ricostruzione”.
In genere la prima stima fornita dalla Sala Simica dell’Ingv è la magnitudo Richter o magnitudo locale. “E’ calcolata considerando l’ampiezza massima del sismogramma, ossia del tracciato che arriva nella sala simica e che registra le misure fatte dai sismografi.  Il vantaggio – ha aggiunto è che questa misura si ottiene molto velocemente e ci permette di ottenere una prima stima.  Ma appena è disponibile l’intera registrazione fatta dalle stazioni si può calcolare la ‘magnitudo momento’. Questa misura richiede più tempo ma è più precisa e a volte mostra delle oscillazioni con il dato iniziale: come nel caso della scossa delle 7.40 del 30 ottobre, data prima in magnitudo 6,1 per poi ricalcolarla in 6,5.
Un metodo completamente diverso invece è quello utilizzato per misurare l’intensità di un terremoto che viene espressa con la scala Mercalli e che, ha rilevato Mazza, “viene utilizzato per valutare i danni e dare i rimborsi“. Quest’ultima tecnica prende in esame gli effetti sull’ambiente, sulle cose e sull’uomo e si compone di dodici gradi: più alto il grado, più disastroso il terremoto. “Se la magnitudo di un certo terremoto è solo una, l’intensità invece può cambiare da luogo a luogo, secondo quel che è successo a cose e persone; in genere, più ci si allontana dall’epicentro e più diminuisce. Sono scale completamente diverse,  conclude Mazza. Un terremoto di magnitudo Richter 6, se ha fatto molti danni, può corrispondere al decimo grado della scala Mercalli.