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Come spiegare il terremoto ai bambini

di Roberta Bernardi*
La terra trema e in pochi secondi porta via case, affetti, ricordi e persone. Un boato assordante cancella i nostri punti di riferimento e ci costringe ad abbandonare la nostra quotidianità per lasciare il posto a brandine di fortuna, tende, uomini in divisa, punti di raccordo e volontari. Senza punti di riferimento sono soprattutto i bambini a vivere momenti di forte smarrimento e paure ed è in questo momento che bisogna superare l’accaduto evitando traumi.
Innanzitutto va spiegato ai più piccoli che il terremoto è un evento naturale dal quale però è possibile difendersi conoscendo alcune regole di base, ovvero tutte quelle precauzioni che si devono adottare in caso la terra tremi e che possono salvare vite umane (una tra tutte la regola di nascondersi sotto un tavolo che i bambini apprezzeranno particolarmente perché la vivono come un gioco).
Di fondamentale importanza è inoltre lo stato d’animo dei genitori che devono il più possibile mostrarsi sicuri e calmi. Se si tratta di bambini piccoli, al di sotto dei 6 anni, è bene evitare separazioni da persone care, aumentare il contatto e distrarli con attività che a loro piacciono: giochi, letture, musica, ecc. Se fannodomande anche insistenti sull’accaduto, bisogna avere la pazienza di rispondere con parole adatte alla loro età spiegando la verità, rispettiamo le loro emozioni e paure che devono poter uscire fuori così come sono senza alcun tipo di repressione.Per rassicurare i più piccoli che hanno assistito a scene drammatiche durante un terremoto si può far notare la presenza delle tante, tantissime persone che sono lì presenti ad aiutare: dalla protezione civile e ai vigili del fuoco, dai medici ai volontari, ecc. I bambini così sapranno di non essere soli e che ci sono diverse figure professionali o meno pronte a dare una mano a loro e alla loro famiglia. Persone che sono lì per assicurargli tutto quello di cui hanno bisogno.

Ci sono poi delle regole da osservare per i bambini che vengono coinvolti nella triste esperienza del terremoto:

1. Evitare che i bambini stiano troppo davanti alla televisione: continuare a veder immagini del disastro non aiuta i bambini a superare il trauma, perché potrebbero non capire che si tratta di immagini registrate e pensare che l’evento catastrofico sia ancora in corso.

2. Ascoltare attentamente i bambini: prima di fornire loro informazioni, cercare di capire qual è la percezione dell’evento e quali i loro interrogativi in merito. Iniziare a dialogare con loro per fornire delle spiegazioni chiare di quanto accaduto, che siano comprensibili in base all’età, lasciando che esprimano le proprie preoccupazioni e tranquillizzarli.

3. Rassicurare i bambini e fornire loro il primo supporto psicologico: rasserenarli spiegando loro quello che si sta facendo per proteggerli, nonché informarli che durante un’emergenza la cosa che si considera prioritaria è aiutarli, affinché si sentano al sicuro.

4. Accettare l’aiuto di esperti: in caso di vittime in famiglia è importante considerare di rivolgersi a personale specializzato per aiutare sia i bambini che gli altri membri della famiglia a superare il trauma della perdita. Inoltre, anche se non hanno sperimentato direttamente questo shock, bisogna considerare che i bambini possono essere stati turbati da scene che hanno visto o storie che hanno ascoltato. I genitori devono prestare particolare attenzione ad ogni cambiamento significativo nelle abitudini relative a sonno, nutrizione, concentrazione, bruschi cambiamenti d’umore, o frequenti disturbi fisici senza che ci sia un’apparente malattia in corso, e in caso questi episodi non scompaiano in un breve lasso di tempo, si consiglia di rivolgersi a personale specializzato.

5. Aspettarsi di tutto: non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo ad eventi traumatici e con lo sviluppo, le capacità intellettuali, fisiche ed emozionali dei bambini cambiano. Se i più piccoli dipendono dai propri genitori per avere la chiave d’interpretazione di quanto accaduto, quelli più grandi e gli adolescenti attingono informazioni da varie fonti. Tener presente che soprattutto gli adolescenti possono essere maggiormente colpiti da queste storie proprio perché in grado di capire meglio. Benché i ragazzi più grandi sembrano avere più strumenti a loro disposizione per gestire l’emergenza, hanno comunque bisogno di affetto, comprensione e supporto per elaborare l’accaduto

6. Dedicare tempo e attenzione: i bambini hanno bisogno di sentire che gli adulti di riferimento sono loro particolarmente vicini e di percepire che sono salvi e al sicuro. È fondamentale parlare, giocare con loro e soprattutto ascoltarli, trovare il tempo per svolgere apposite attività con i bambini di tutte le età, leggere loro storie o cantare l’abituale ninnananna per farli addormentare.

7. Essere un modello: i bambini imparano dai grandi come gestire le emergenze. Occorre essere attenti ad esprimere le proprie emozioni di fronte ai bambini a seconda della loro età.

8. Imparare dall’emergenza: anche un evento catastrofico può essere un’opportunità di far capire ai bambini che tutti viviamo in un mondo dove possono accadere queste cose e che in questi momenti è essenziale aiutarsi l’un l’altro.

9. Aiutare i bambini a ritornare alle loro normali attività: quasi sempre i bambini traggono beneficio dalla ripresa delle loro attività abituali, dal perseguire i propri obiettivi, dalla socialità. Quanto prima i bambini ritorneranno al loro ambiente abituale e meno si continuerà a parlare del sisma, più riusciranno a superare velocemente il trauma.

10. Incoraggiare i bambini a dare una mano: aiutare gli altri può contribuire a dare ai bambini un senso di sicurezza e controllo sugli eventi. Soprattutto gli adolescenti possono sentirsi artefici di un cambiamento positivo. È pertanto importante incoraggiare i bambini e i ragazzi a dare il loro aiuto alle organizzazioni che assistono i loro coetanei.

*Psicologiamo, la nuova rubrica di Roberta Bernardi per il Capoluogo.it

34 anni, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, Roberta è all’ottavo mese di gravidanza ed attende con trepidazione di conoscere Azzurra ed Aurora.

Attualmente impegnata in PhD presso l’Università degli Studi di L’Aquila, è specialista in psicopatologia infantile e adolescenziale con annesse problematiche familiari. BLOG: Roberta BernardiRoberta Bernardi foto