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Fiume Pescara avvelenato: non solo arsenico

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Non c’era solo l’arsenico oltre i limiti nei fanghi: ma c’è addirittura una intercettazione in cui si parla di percolato che stava andando a finire nel fiume Pescara. L’ordinanza che segue all’inchiesta Panta Rei sullo sversamento di riiuti tossici da parte del Consorzio di bonifica Centro di Chieti, in cui sono state arrestate quattro persone, fornisce dei particolari che fanno rabbrividire.

Ad analizzarli è il Forum Abruzzese Movimenti per l’Acqua, che terrà lunedì una conferenza stampa sul ruolo della Regione Abruzzo e degli organismi di controllo.

Le acque prelevate presentano una colorazione scura tendente al marrone, con evidenti concentrazioni schiumose, maleodoranti ed irritanti“: è la descrizione annotata nei verbali di prelievo allo scarico nel fiume Pescara del Depuratore di Chieti così come riportata nell’ordinanza della Procura di l’Aquila dell’inchiesta Panta Rei. “Risultati di prelievi fatti in pieno agosto 2015, nonostante da mesi fosse conclamata l’emergenza balneazione in Abruzzo!” rileva la nota. “D’altro lato ci sono intercettazioni in cui si dice “papale, papale” che addirittura il percolato stava andando nel Pescara.”

Sono sconvolgenti i dati e la situazione complessiva del depuratore descritta nei minimi dettagli nell’ordinanza.

Il 18, 20 e 21 agosto 2015 vengono fatti prelievi allo scarico del depuratore nel fiume. Il 18 e il 20 agosto oltre i limiti tabellari sono vari parametri: Escherichia coli, Fenoli e Azoto ammoniacale. Il 21 agosto solidi sospesi, BOD5, COD, Azoto ammoniacale e Fenoli.

Nei fanghi destinati a discarica in un campionamento fatto dagli inquirenti il 2/12/2015 oltre all’Arsenico erano oltre i limiti di ammissibilità in discariche per rifiuti non pericolosi anche Nichel, Antimonio, Zinco e Carbonio organico disciolto DOC.
L’inchiesta in alcuni casi si concentra a fini di accertamento dei reati su alcune situazioni specifiche dove si riescono ad incrociare le varie risultanze degli accertamenti (intercettazioni; analisi degli inquirenti, documenti ed elaborati sequestrati ecc.).
Ci sono però aspetti generali. Ad esempio, nell’ordinanza si legge che su 148 tabelle sequestrate presso gli uffici del Consorzio relative alle analisi dello scarico nel fiume del Depuratore relative a circa sei mesi ben 53 (pari al 36% dei casi) riportavano analisi che secondo la Procura, anche sulla base di testimonianze di dipendenti del Consorzio stesso, erano state falsificate. In altri 13 casi (un ulteriore 9% del totale) le analisi non le avevano proprio fatte.

Si ricorda altresì che la stessa ARTA aveva segnalato nel 2014 che su 23 controlli ben 13 (il 54%) erano risultati non conformi: 5 per il parametro NH4, 4 per Escherichia coli, 3 per Tossicità acuta e 1 per Fosforo totale.
Infine c’erano problemi strutturali gravissimi, con addirittura buchi nelle vasche, di cui uno grande come una mano, da cui i liquidi andavano direttamente nel terreno sottostante.

“A parte le questioni relative a reati che ovviamente spetterà ai giudici valutare ed accertare, quello che sconvolge però è il quadro generale che emerge, visto che l’impianto ha un’autorizzazione per una potenzialità di trattamento annuale di 14.630.000 mc di reflui da fognatura (scarichi civili di Chieti) a cui si aggiungono ben 220.000 mc di rifiuti liquidi (circa 200 piscine olimpioniche per capirci). Questi ultimi erano quelli che provenivano anche da altre regioni e addirittura da discariche (percolato!). Insomma, una situazione del tutto fuori controllo.” sottolineano i Movimenti. “Quello che è letteralmente devastante per la credibilità del sistema ambientale della regione è che tutto ciò è avvenuto per anni, dopo il caso di Bussi e addirittura in piena emergenza balneazione. Nel 2015 gli intercettati però ridevano della condizione del loro impianto”

(e.f.)

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