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Lavoratori e LFoundry, una scuola per Amatrice

 

di Pierluigi Palladini

 

di Pierluigi Palladini

I lavoratori della LFoundry di Avezzano, con l’aiuto della proprietà del maxi stabilimento di Avezzano, contribuiranno in modo decisivo a ricostruire una scuola ad Amatrice devastata e distrutta dal sisma del 24 agosto scorso. L’iniziativa è stata decisa ed avviata in pochi giorni da maestranze e dirigenza ambientale ed è stata illustrata dal responsabile della comunicazione LFoundry, Gianluca Togna. Al fine di non dimenticare e continuare a sostenere la popolazione dei comuni colpiti dal sisma il 24 agosto, la direzione aziendale LFoundry, infatti, ha avviato un’iniziativa di raccolta fondi grazie alla quale ciascun dipendente può contribuire a rendere un pò più felice la vita delle persone colpite dal sisma che purtroppo si trovano ancora in stato di grave difficoltà. L’iniziativa prevede che ciascun dipendente possa decidere di donare volontariamente un’ora del proprio stipendio del mese di Novembre. L’azienda contribuirà aggiungendo il 40% dell’intera somma raccolta. La somma raccolta sarà devoluta in favore del Comune di Amatrice per il progetto di costruzione della nuova scuola di ogni ordine e grado definitiva, oggi costituita da moduli provvisori (progetto 19, dell’iniziativa del Comune di Amatrice “Adotta un’opera”). “È importante non dimenticare. Spesso – dichiara Gianluca Togna, Responsabile Comunicazione di LFoundry – si commette l’errore di credere che le tragedie terminino quando i mass media non ne parlano più. Purtroppo non è così e noi di LFoundry, da sempre impegnati in attività sociali ed etiche, vogliamo attivarci per rendere più felice il futuro delle persone purtroppo colpite dal sisma contribuendo alla costruzione di una scuola – conclude Togna –  simbolo di crescita del territorio, di futuro delle persone, di ricerca e di innovazione”. Una bellissima iniziativa ma che, oltre al valore solidale, dimostra come in questo mondo, e soprattutto in questa città, c’è chi fa prima a fare che a parlare a dispetto dei tanti che parlano, parlano, parlano, parlano troppo, spesso addosso a se stessi, senza mai concludere nulla.