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Di Pangrazio caput, ma la maggioranza nicchia

di L. S.

“Siedi sulla riva del fiume ed attendi. Prima o poi passerà il cadavere del tuo nemico”. L’antico proverbio di Confucio ben rappresenta la situazione attuale della politica ad Avezzano. Tra sei mesi si vota, l’Amministrazione comunale è in agonia, molti pensano che il Sindaco stia cercando un modo per non ricandidarsi e sistemarsi in qualche comoda postazione dirigenziale (ed il recente piagnisteo del Sindaco sullo scarso stipendio percepito ne costituisce evidente segnale).
Ma nessuno nella maggioranza che “sostiene” il Sindaco ha il coraggio di dire chiaramente che così non si può andare avanti, che Di Pangrazio non può ricandidarsi (per le note vicende giudiziarie) e non deve ricandidarsi (perché perderebbe malamente e porterebbe il PD allo sfracello).

Tutti gli aspiranti candidati sono seduti sulla riva del fiume, ed aspettano gli eventi. Aspettano che il Sindaco si faccia da parte da solo, o chiedono aiuto ai vertici regionali e nazionali del partito, senza esito alcuno. Le lamentele locali sono arrivate fino alla segreteria nazionale del PD, dove sono così presi da referendum e dintorni da non dare ovviamente alcun peso alle grida della sperduta Marsica.

Il malumore dentro il partito di Renzi cresce, ed è palpabile. Sono in molti, sempre di più, seduti sulla riva del fiume, ad aspettare il cadavere politico del Sindaco.
Il Gianni Sindaco ha esaurito tutte le sue cartucce. Spinto dal suo difficile temperamento e dalla totale mancanza di risultati, azzoppato dalla ingombrante e del tutto inefficace presenza del fratello Peppe, annientato nell’opinione pubblica da un sondaggio che dimostra plasticamente il suo fallimento come amministratore, abbandonato da ben 15 assessori in quattro anni, si è sentito e si sente indotto, per reggersi in sella, a dire ogni giorno cose incredibili, cose nuove e forti che restano solo parole, a stupire con annunci improvvisati, a rilanciare le proprie fortune con i vecchi strumentari della politica come il maxi-concorso per pochi vigili urbani o l’asfalto elettorale.
Insomma, nel PD si discute, si valuta, si critica, ma nessuno parla. I colonnelli scaldano i motori, e dopo un lungo letargo escono dalle tane ed iniziano a comunicare in pubblico, come se fossero esenti dalle enormi responsabilità di questa Amministrazione fallimentare, alla ricerca di una improbabile verginità politica.
I nomi dei papabili sono noti: Lorenza Panei, Domenico Di Berardino, Carlo Tinarelli e Fabrizio Amatilli. La partita si gioca tra loro. Consapevoli o no, sono loro ad essere seduti sulla riva del fiume. Se passa il cadavere del Sindaco, come passerà, saranno loro a dover incollare i tanti cocci lasciati dai dipangrazios e provare a giocare una difficilissima partita sulle macerie politiche del PD di Avezzano.
Eppure nessuno parla esplicitamente, alla luce del sole, della ricandidatura del Sindaco. Tutto si sta giocando nelle segrete stanze, nell’indifferenza del presidente della Regione, inutilmente chiamato in causa sui fatti di Avezzano, e del PD regionale.
“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”, scriveva il grande Pirandello. Di maschere ad Avezzano ce ne sono troppe, in una città dove non solo il PD, ma molti esponenti della società civile hanno gravi responsabilità, perché non parlano e non intervengono, come se non vivessero in questa città. L’ipocrisia è la variabile dominante. Si respira ovunque. In questa nostra città, condannata dai dipangrazios al ruolo di Cenerentola d’Abruzzo, Pirandello avrebbe avuto molto materiale a disposizione per parlare di maschere e volti; gli sarebbe bastato andare in Comune e vedere la gente intorno al Sindaco, i maggiordomi sciocchi dei quali Gianni ama circondarsi, la “maggioranza” che lo sostiene, per poter scrivere trattati infiniti sui travestimenti indossati dagli esseri umani, per crearsi un’immagine fasulla. Tante maschere e pochi volti.