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Roccaraso e il Gran Sasso, due realtà diverse

E’ un fattore storico-culturale, non vi può essere conservazione senza sviluppo, ma è impossibile mortificare un territorio per le proprie aspettative economiche. 
E’ quanto espresso da Tommaso Navarra, presidente dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, dopo che si è accaeso il dibattito sul rilancio della montagna aquilana lo scorso venerdì in occasione del Question Time

organizzato in occasione del Festival della Montagna.
Le affermazioni di Domenico Nicoletti, direttore dello stesso ente, hanno fatto discutere. Con spontaneità Nicoletti aveva dichiarato quanto segue sul paragone tra Roccararo e il Gran Sasso: “a Roccaraso “non sanno quello che fanno, lì ci sarà solo un ammasso di gente. La storia del Gran Sasso dal punto di vista culturale è differente e va considerata”.
Un colpo di scena, o meglio un colpo al cuore, per chi sulla montagna aquilana ci ha investito vita e aspettative. Per gli operatori “l’ammasso di gente” non è altro che turismo fatto – ovviamente – nel pieno rispetto dell’ambiente.
L’avvocato Navarra (assente per motivi personali al dibattito sul rilancio turistico) che interviene con una nota che riportiamo integralmente:
“Il Gran Sasso d’Italia ed i Monti della Laga esprimono, per consolidata tradizione e per precipua connotazione naturale, una non mortificabile vocazione anche turistica.
Non è certo un caso che lo storico Rifugio Garibaldi risalga al 1886, la storica funivia del Gran Sasso d’Italia risalga ai primi anni trenta del novecento; lo storico Rifugio Franchetti risalga alla metà del secolo scorso.
La Comunità Identitaria che vive ed opera sulle nostre Montagne, peraltro con sempre crescenti difficoltà, aspira giustamente ad avere una prospettiva di rilancio ed una possibilità di vita, anche economica.
In tal senso è ferma volontà, mia personale e della stragrande maggioranza del Consiglio Direttivo, assicurare ogni più utile e concreto intervento affinché detta prospettiva non rimanga frustrata.
Naturalmente non sono possibili paragoni con realtà sicuramente diverse, quale quella di Roccaraso (cui va il massimo rispetto) ma, fermo restando il compito istituzionale proprio dell’Ente Parco e la piena consapevolezza del valore straordinario delle matrici ambientali coinvolte, è impensabile mortificare un territorio rispetto alle proprie legittime aspettative anche di natura economica.
Per come autorevolmente dichiarato da Linda McMillan di IUCN. (International Union for Conservation of Nature), in sede di ultimo Congresso Mondiale dei Parchi tenutosi a Sidney:
“durante il XX secolo i maggiori sforzi per preservare le aree montane si sono focalizzati sulla protezione DAI visitatori e da altri soggetti legati alla montagna;
oggi abbiamo capito che la protezione delle aree protette montane a lungo termine è possibile solo concentrando gli sforzi per proteggere questi luoghi speciali INSIEME ai visitatori e quanti sono legati ai territori montani.”
In altri termini, facendo da ultimo propria l’inequivocabile espressione della Carta di Fontecchio 2016: “occorre ribadire con forza che la conservazione delle risorse naturali e del paesaggio deve accompagnarsi alla presenza umana che quelle risorse ha storicamente contribuito a conformare e senza la quale le aree protette perderebbero parte della loro specificità”.
Non vi è conservazione senza sviluppo”. (F.M)