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Bullismo, la nuova moda tra i giovani

Il bullismo è un fenomeno relazionale e deve essere letto in una prospettiva ampia che consideri sia fattori individuali, sia familiari, sia sociali che scolastici. All’origine del bullismo, c’è un’incapacità dei ragazzi a controllare le proprie emozioni, spesso dovuta alla fragilità del sistema educativo. La famiglia ha un ruolo importantissimo nella prevenzione del bullismo, poiché è chiamata ad educare bambini e ragazzi all’empatia, al rispetto delle regole, alla prosocialità e alla non-violenza, e spesso si scontra con i valori veicolati dalla cultura dominante.

I soggetti implicati in un episodio di bullismo possono essere diversi, ma sicuramente i principali sono il bullo e la sua vittima.

Il bullo può essere DOMINANTE: ha cioè una forte necessità di autoaffermazione e di dominio, motivo per cui risulta spesso popolare tra i compagni. Il controllo emotivo è spesso labile, tendendo ad essere impulsivo ed irascibile. Per tali soggetti risulta difficile seguire un sistema di regole, mancando completamente di empatia, comportamenti pro sociali ed altruistici. Per questa ragione il bullo dominante non riesce a comprendere il disagio provato dalle sue vittime, anzi ritiene che si meritino di essere punite. Il livello di autostima in questi soggetti risulta molto elevato, sono abili nelle attività sportive e di gioco e il loro rendimento scolastico, variabile durante la scuola elementare, tende a peggiorare negli anni successivi, portando spesso ad un’interruzione nel percorso di studi.

Poi possiamo imbatterci nel BULLO GREGARIO: solitamente sono un gruppetto, di due o tre persone, che sono “seguaci” o “sobillatori” del bullo dominante e sono definiti bulli passivi. Le caratteristiche di questi ragazzi sono più eterogenee: si muovono in piccolo gruppo, sostengono il bullo, non prendono iniziative. Per quanto riguarda gli elementi di personalità riscontriamo invece tratti ansiosi e insicuri, difficoltà scolastiche che portano ad avere rendimenti scarsi nei processi di apprendimento. L’aggregazione in piccolo gruppo, ma soprattutto il supporto al bullo, derivano dal fatto che sono persone che godono di scarsa popolarità tra i compagni e credono che lo “stare dalla parte del più forte”, possa renderli maggiormente visibili anche agli occhi degli altri. Rispetto al bullo dominante sembra essere più empatico nei confronti delle vittime e provare sensi di colpa per le angherie commesse.

Per quanto riguarda le tipologie di vittima dobbiamo far distinzione tra LA VITTIMA PASSIVA/SOTTOMESSA e LA VITTIMA PROVOCATRICE. Nel primo caso di solito è un soggetto più debole, rispetto alla media dei coetanei e presenta una personalità più sensibile, timoroso, fragile, ansioso ed insicuro. Come i bulli gregari, ha una bassa autostima, è spesso solo ed escluso dal gruppo dei pari, anche perché fisicamente è poco dotato, impacciato, ha paure relative al proprio corpo (ad esempio ha paura di farsi male). Ricerca protezione negli adulti e non è capace di difendersi, spesso reagisce alle prepotenze piangendo e chiudendosi in se stesso. Il suo rendimento scolastico è oscillante e tende a peggiorare con il passare degli anni. Continua a subire le prepotenze sia perché si auto colpevolizza, sia perché teme che “facendo la spia” le prepotenze subite aumentino. La vittima provocatrice, al contrario della vittima passiva, reagisce agli attacchi del bullo, provocando a sua volta e rispondendo anche con attacchi fisici alle prepotenze subite (pur senza esito). Proprio per questi motivi viene definito “bullo-vittima”. Le caratteristiche salienti di questo tipo di vittima tendono a descriverlo come un ragazzo, generalmente di sesso maschile, irrequieto, iperattivo, impulsivo, talvolta goffo e immaturo. Provoca negli altri, anche negli adulti, sentimenti di fastidio, per via dei suoi atteggiamenti, insicuri e irritanti. A scuola fatica a concentrarsi e teme per la propria incolumità fisica.

Gli SPETTATORI infine sono quella parte di bambini e ragazzi, che pur non essendo coinvolti direttamente nelle azioni minacciose e violente, ne sono a conoscenza. Si stima infatti che circa l’85% degli episodi di bullismo avviene in presenza del gruppo dei pari. Gli “spettatori” potrebbero quindi assumere un ruolo importante nel favorire o frenare gli episodi a cui assistono. Purtroppo nella maggior parte dei casi la maggioranza rimane silente e gli episodi non vengono denunciati.

La maggior parte dei genitori di bambini e ragazzi vittime di bullismo ignora non tanto l’esistenza del problema sociale in sé, quanto il fatto che il disagio potrebbe riguardare da vicino il proprio figlio o la propria figlia.

Le vittime dei soprusi parlano raramente con gli adulti delle violenze che subiscono. Si chiudono in loro stessi, esitano a raccontare le proprie giornate, sorvolano su quei fatti che per loro rappresentano una perenne condizione di sofferenza. La ragione più evidente è che hanno paura di subire maggiori violenze per aver “parlato”.

Ma a questo si associa quasi sempre un motivo ben più sottile e difficile da superare: i bambini vittime del bullismo si vergognano della propria debolezza, di non saper reagire, di essere il bersaglio preferito di quei ragazzi che tutti considerano dei leader e, non ultimo, di essere “quel che sono”: bambini cicciottelli o occhialuti finiscono il più delle volte ad attribuire alla propria condizione fisica la responsabilità di ciò che avviene e a rivolgere per questo verso se stessi la propria rabbia.